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Il comparto del turismo è in ginocchio. Il governo attraverso il bonus vacanze cerca di dare un sostegno a un settore che genera da solo il 13% del Pil italiano. La stagione turistica si appresta ad essere difficilissima perché verrà a mancare la componente internazionale per il nostro Paese.

Gli stranieri rappresentano più del 50% delle presenze totali del turismo in Italia. Quest’anno mancheranno all’appello 200 milioni di turisti.

Con il decreto Rilancio l’esecutivo ha predisposto 2,4 miliardi di euro per il bonus vacanze. L’obiettivo è quello di incentivare tutte quelle famiglie che potrebbero riscontrate delle criticità nell’affrontare una vacanza presso una struttura turistica del nostro Paese.

Per rilanciare il comparto turistico, messo a dura prova dall’emergenza Coronavirus, le famiglie con un ISEE non superiore a 40 mila euro, potranno ottenere un bonus. Questo sarà erogato in base al numero dei componenti familiari fino a un massimo di 500 euro e potrà essere speso dal 1 luglio al 31 dicembre 2020. Saranno escluse dall’iniziativa tutte le multinazionali dell’intermediazione e prenotazione di alloggi come Expedia, Booking e Airbnb. Proprio le piattaforme online protestano perché non l’hanno avuto e gli albergatori non condividono le modalità di rimborso.

Il punto dolente è proprio la modalità di utilizzo. Il credito è fruibile nella misura dell’80%, d’intesa con l’albergatore presso il quale i servizi sono fruiti, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto e per il 20% in forma di detrazione d’imposta in sede di dichiarazione dei redditi. La struttura ricettiva, o gli albergatori, devono anticipare il costo della villeggiatura. A sua volta l’albergo viene rimborsato con un credito d’imposta che può essere ceduto anche a banche e fornitori. La norma appare complicata e non rispetta la finalità che il governo vuole attribuire al bonus, cioè la possibilità di rendere il credito di imposta immediatamente liquido e fruibile. Anche l’alternativa di una detrazione fiscale sull’Iva o l’Irpef appare complicata. Un sistema complesso che rende scontenti sia turisti che albergatori.

Confindustria alberghi è scettica perché questo bonus sembrerebbe aiutare coloro che usufruiranno delle agevolazioni per concedersi una vacanza ma non le strutture turistiche. Chiedere di anticipare i soldi per i clienti in un momento di mancanza di liquidità è una vera follia. Secondo Federalberghi, l’unico modo in cui il bonus vacanze potrebbe funzionare è avere la possibilità di depositarlo immediatamente in banca, ottenendo in cambio liquidità. Insomma il sistema di rimborso appare lungo e complicato, il credito d’imposta richiede un iter burocratico tortuoso.

L’associazione degli albergatori ha definito drammatica la situazione dell’industria alberghiera e appaiono inadeguati gli interventi del Governo. La mancanza di liquidità rappresenta il problema primario per il settore e la misura del buono vacanza non appare risolutiva delle problematiche economiche.

Il settore è in grandissima difficoltà, è necessario un intervento per mettere in sicurezza l’economia del turismo. Il bonus vacanza, come sottolinea Confindustria alberghi, così come è formulato risulta praticamente inutile. Il bonus conferma la regola che senza burocrazia in Italia non procede nulla. Purtroppo il bonus vacanze per come è adesso formulato nel decreto, a prescindere dagli esiti prodotti, costringerà gli albergatori ad anticipare soldi che non hanno. Anche perché, più che un aiuto alle imprese, sembra una delle tante misure contro l’evasione.


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