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L’assessore regionale piemontese Gabusi ha deciso che i dipendenti regionali devono metter fine allo smartworking e devono tornare a lavorare in ufficio. Un’idea come un’altra, ovviamente, ma non sarebbe stato male se l’assessore si fosse degnato di far qualcosa per migliorare la situazione, al di là delle attuali dichiarazioni.

Quando, causa Covid, ha spedito a casa i dipendenti, ha fornito loro gli strumenti per lavorare dall’esterno? Collegamenti internet, computer etc? Ovviamente no. Ciascuno doveva arrangiarsi a spese proprie. E pazienza se le abitazioni non erano adeguate, se il tavolo e le sedie per il pranzo non rispettavano i criteri ergonomici.

Ora, si deve rientrare. Punto e basta. Anche per ridare ossigeno a bar e ristoranti del centro di Torino che campano sulle spese dei dipendenti regionali. Allora il prode Gabusi potrebbe muoversi adesso per affrontare alcuni aspetti non proprio irrilevanti. Vuole accontentare gli spacciatori di pasti veloci? Bene, però potrebbe degnarsi di contrattare i prezzi. Con buoni pasto da 7 euro diventa difficile accettare che un’insalata caprese venga fatta pagare 8,50 euro più un eurodi coperto, considerando che il valore del piatto non arriva ai due euro. E sul trasporto pubblico cosa ha previsto, l’assessore? Tutti accalcati come prima? Peggio di prima? Non risulta un incremento dei mezzi pubblici, una maggior frequenza dei passaggi. Vuole degnarsi, Gabusi, di occuparsene o il suo grande sforzo si limita alle dichiarazioni ed agli ordini?

E mentre Gabusi si prostra agli interessi dell’Ascom (il cui vertice non ha mai nascosto la preferenza per il centrosinistra), il suo collega assessore Marnati mette 2,5 milioni di euro a disposizione delle micro-piccole-medie aziende che vogliono sviluppare lo smartworking acquistando il materiale informatico da mettere a disposizione dei dipendenti. Marnati, però, è probabilmente il miglior assessore della Regione Piemonte e non prende ordini da chi aumenta i prezzi nei bar.


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