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Un arresto non è sinonimo di colpevolezza, tanto meno quando si ha a che fare con la giustizia italiana.

Però è curioso il silenzio ufficiale che ha accompagnato l’arresto dei vertici di Blutec, l’azienda che avrebbe dovuto rilanciare lo stabilimento ex Fiat di Termini Imerese ma che, dopo aver incassato milionate di euro pubblici, non ha rilanciato proprio nulla.

È curioso perché, solo nel fine settimana, le associazioni di prenditori torinesi avevano piagnucolato perché il governo impedisce alle imprese di creare occupazione e ricchezza. E Roberto Ginatta, uno degli arrestati per Blutec, è un notissimo imprenditore del territorio subalpino. Socio di Andrea Agnelli, per fare un nome a caso. Mentre il figlio di Ginatta, recentemente coinvolto in un altro scandalo, era socio di Lapo Elkann.

Una grande famiglia, quella dell’industria torinese. Dove tutti conoscono tutti e, quando riescono, fanno affari insieme. A volte cercando pure di fregarsi in famiglia.

Dunque, in nome di un briciolo di trasparenza e di decenza intellettuale, ci si sarebbe aspettati un comunicato delle associazioni datoriali. Così, tanto per chiarire la posizione ufficiale. D’altronde, in base al vecchio principio che “chi sa fa e chi non sa insegna” rivisitato nel più attuale “chi sa fa e chi non sa guida le associazioni”, i comunicati stampa dei vertici di categoria si sprecano, su qualsiasi argomento. Ma su Blutec si tace, imbarazzati. Difficile spiegare che l’accusa di aver utilizzato 16 milioni di euro non per Termini Imerese ma per altre attività, si riferisca a 16 milioni spesi per beneficienza, per aumentare le retribuzioni ai lavoratori in altri stabilimenti del gruppo.

Da non credere. Dopo le dichiarazioni del presidente dell’Api tutti si erano convinti che, a Torino, industriali e mecenati fossero sinonimi. Che questi signori lavorassero 25-26 ore al giorno non per arricchire gli azionisti ma per aumentare occupazione e salari. Ed ora questo brusco risveglio. Sicuramente sono sbagliate le accuse. Sicuramente arriveranno le scuse agli imprenditori.

Però qualche perplessità sulla generosità e sul mecenatismo di questo ceto padronale rimane.


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