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Come tutti ben sanno, il mercato immobiliare è in crisi. Nera. Naturalmente ne rimangono esclusi, almeno in parte, le zone delle grandi città più centrali; e, ovviamente, il comparto di fascia più alta. Per non dire lusso. In questi casi la situazione decisamente recessiva ed il conseguente calo dei prezzi si sentono ben poco. Diverso è il discorso nelle zone di periferia.

In generale si parla di un “lieve” aumento delle compravendite. Ma i prezzi rimangono bassi, se non in ulteriore discesa.

Perché?

Sicuramente a causa di una tassazione sugli immobili che ha raggiunto livelli francamente insostenibili, specie per le seconde case. Inoltre una decisa stretta dei cordoni della borsa da parte degli istituti bancari rende ben difficile – se non addirittura impossibile – l’ottenimento di un mutuo.

Nel periodo immediatamente pre crisi i finanziamenti, con un minimo di garanzie, venivano garantiti per importi ben superiori ai valori reali. Di mercato e ancor più catastali. L’importo totale veniva a coprire persino le spese notarili e, addirittura, quelle di eventuale mediazione da parte di agenzie immobiliari.

Ma il risultato, dopo questa fiammata di mercato, è divenuto a breve problematico se non addirittura drammatico. Ovvero le famiglie che d’un tratto si sono rese conto di non poter più sostenere la rata mensile del finanziamento erogato hanno reintrodotto gli immobili sul mercato. A prezzi improponibili. Visto l’importo del medesimo ben superiore al valore effettivo della casa nonchè i prezzi in continua discesa se non addirittura in picchiata.

Le situazioni più tragiche si sono verificate nelle cosiddette città di provincia. Portiamo un esempio a caso: Pavia. In questo caso, grazie alla presenza di un polo ospedaliero nonché universitario di indubbio rilievo, i prezzi hanno registrato una discreta tenuta. Ma comunque a valori ben diversi delle cittadine circostanti. Dove, in alcuni casi, i prezzi a metro quadrato hanno registrato un crollo tale da arrivare addirittura al 50/60 per cento in meno rispetto a pochi anni fa. Senza significare, comunque, un sensibile aumento del volume degli affari. Gli eventuali compratori possono anche permettersi di attendere un’eventuale ed ulteriore discesa dei prezzi. E chi non si trova nella necessità di dover vendere a tutti i costi, se ne guarda bene dal farlo.

Pensare che la casa, nel tempo, è sempre stata considerata bene o male un bene rifugio. Pur sempre al riparo da eccessive svalutazioni. Chi invece s’è avventurato negli anni passati nell’acquisto di un immobile, ora si ritrova con il classico pugno di mosche in mano.


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