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A Courmayeur, lontano dall’afa delle metropoli, l’Italia che conta organizza ogni estate pubblici dibattiti su scottanti temi di attualità.

Il 16 agosto è il turno di Domenico Siniscalco, ex ministro delle Finanze e attuale presidente della Fondazione Luigi Einaudi.

Nell’affrontare il tema del giorno, “Ambiente e sostenibilità”, l’ex ministro traccia un breve excursus storico: dagli albori, oltre trent’anni fa, di una disciplina ancora embrionale che affrontava in modo frammentario una serie di problemi – buco dell’ozono, acque potabili, piogge acide, smaltimento rifiuti, erosione del suolo, distribuzione della ricchezza – alla sua evoluzione, e siamo alla fine degli anni ’80, in una visione più organica attraverso le nozioni di cambiamento climatico e di sostenibilità.

Nell’ambito di questa visione, il modello lineare dell’economia produzione-consumo-smaltimento, è stato sostituito dal modello circolare, sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.

Siniscalco accenna anche al tema dell’equità intergenerazionale e agli impatti cross-border dell’attività economica. Ma l’aria rarefatta della Capalbio delle Alpi, l’atmosfera ovattata delle vacanze chic, oltre alla diffusa canizie della platea, che certamente raccoglie beneficiari dell’attuale iniquità intergenerazionale, inducono a toni pacati e conclusioni concilianti.

Così la globalizzazione, che contrasta in modo stridente con qualsiasi nozione di sostenibilità, non è oggetto di alcuna critica del Professore, mentre il tema del sovrappopolamento mondiale, sollevato dal pubblico, non si accorda con le citazioni di Papa Francesco dei conferenzieri, e viene lasciato ai margini del dibattito.

L’abnorme concentrazione della ricchezza (nel 2015, secondo uno studio Oxfam, per la prima volta l’1% della popolazione più ricca detiene oltre il 50% della ricchezza mondiale) ha sì raggiunto vette mai toccate prima ma, assicura l’ex-ministro, sono in atto tendenze, di lunghissimo periodo, che porteranno a una migliore redistribuzione, attraverso un sistema di tassazione che colpirà le grandi tecnologie e non il lavoro, a differenza di quello che accade oggi. Già, è proprio questo lunghissimo periodo che ci preoccupa: intanto, nel breve periodo nel quale ci troviamo malauguratamente a vivere, il lavoro viene immiserito dal dumping fiscale delle multinazionali e dei giganti del web.

Si arriverà a basi imponibili diverse, è ancora convinto l’ex ministro. Può darsi, ma dalla platea si fatica a comprendere come individuare nuove basi imponibili di fronte al proliferare dei paradisi fiscali, vere centrali di riciclaggio e di occultamento dei mega-patrimoni.

Nel frattempo si sono fatte le otto e da buona tradizione italiana si va a tavola: le visioni futuristiche dei dotti conferenzieri e di selezionati commensali proseguiranno, si presume, in qualche ristorante locale, tra una cotoletta alla valdostana e una tartiflette. Ovviamente bio e a chilometro zero, all’insegna della ecocompatibilità. Ça va sans dire.


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