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Senza vergogna. Confindustria protesta contro il reddito di cittadinanza. E non per motivi comprensibili come il lavoro nero e la difficoltà di contrastarlo.

Macché. Protesta perché il reddito per disoccupati spingerebbe a rifiutare le opportunità di lavoro in azienda. Perché i 700 euro previsti come livello massimo del sostegno pubblico sono troppo vicini al salario medio offerto dai predatori ai giovani sfruttati: 830 euro.

Dunque per i predatori 830 euro sono una retribuzione adeguata, giusta. D’altronde il compagno Boccia, presidente di Confindustria, non ha mai nascosto di preferire Padoan, il ministro economico che ignorava il costo del litro di latte. Evidentemente anche Confindustria ignora il costo dell’affitto che dovrebbe sostenere il lavoratore strapagato con 830 euro. Il mutuo, ovviamente, è un miraggio. E luce, gas e acqua? Ci sarebbe anche il problema del nutrimento, quello alimentare poiché ovviamente il nutrimento culturale rappresenta un inutile spreco.

Ed i vestiti? Devono essere decorosi poiché il dress code (come direbbero le madamine torinesi pro Tav) prevede che a farsi sfruttare si vada con abiti di un certo livello. Le spese per la salute non sono contemplate perché chi si ammala non serve agli azionisti e può tranquillamente essere licenziato.

Non a caso in perfetta sintonia con Confindustria si ritrova Boeri, l’uomo che al vertice dell’Inps si rammaricava per l’eccessiva lunghezza della vita dei pensionati italiani.

Signora mia, se cominciamo con la lotta allo sfruttamento a cosa è servito far arrivare gli schiavi dall’Africa? Di questo passo andremo a finire che si lotterà persino contro le morti sul lavoro. E magari non si potrà più evitare di pagare gli straordinari. Così, per poter competere sulla scena internazionale i predatori saranno addirittura costretti ad investire. Sì, è davvero una indecenza.


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