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Un settore che non è stato toccato dalla pandemia è quello fiorente dell’accoglienza. L’industria dell’ospitalità va a gonfie vele in un mercato in cui la merce sono gli esseri umani e i trafficanti parte di questo business. Roma respinge alle frontiere, nel nome del rischio Covid-19, ricchi turisti statunitensi privi di sintomi e atterrati in Sardegna con un aereo privato (è accaduto davvero, per quanto incredibile possa apparire abbiamo chiuso i confini ai cittadini USA ma non ai cinesi o ai clandestini afro-asiatici) ma lasciamo entrare illegalmente e poi accogliamo chiunque violi le nostre frontiere marittime o terrestri. Flussi illegali altrettanto nutriti, anche se meno visibili e composti ogni giorno da decine di afghani, pakistani e bengalesi; entrano in Italia attraverso la rotta balcanica varcando la frontiera slovena, come denunciano da tempo le autorità locali del Friuli. A tutti viene garantita accoglienza a tempo indeterminato nonostante il rischio epidemico.

Impossibile dimenticare che il 7 aprile scorso fu firmato un decreto da 4 ministri del governo Conte: trasporti, sanità, interno ed esteri. Nel decreto, di fatto, erano chiusi gli sbarchi nei porti italiani a causa del Covid-19. Il decreto passò presto in secondo piano quando, pochi giorni dopo, il governo da Roma autorizzò lo sbarco di clandestini affittando un traghetto al “modico” costo di 1,2 milioni al mese di euro per la quarantena. Milioni di euro buttati al vento per accogliere clandestini che hanno pagato criminali per giungere in Italia proprio nel momento in cui si fatica a trovare le risorse per l’emergenza economica, e vi sono ancora forti carenze nel distribuire i fondi previsti per assistere gli italiani in difficoltà.

È sconfortante sapere che i costi dell’industria dell’accoglienza sono destinati a crescere, il ministero dell’interno non valuta solo di affittare altre navi per la quarantena, ma valuta di utilizzare ospedali militari, caserme, e altri edifici per sistemarvi clandestini positivi al coronavirus.

Il nostro governo ha “confinato” per mesi tutta Italia compromettendone l’economia in modo più rilevante di qualunque altra Nazione al mondo, con l’obiettivo di fermare il virus ed evitare che arrivasse a colpire pesantemente le regioni meridionali e adesso le metterebbe a rischio: appare assurdo ma così è.

Adesso gli sforzi e i sacrifici di ogni italiano rischiano di essere vanificati dallo sbarco di immigrati infetti distribuiti proprio nel Meridione d’Italia, come dimostrano le preoccupate reazioni di tanti amministratori locali appartenenti a diverse forze politiche in Sicilia, Puglia e Calabria.

Sono circa 80 mila i migranti in accoglienza in Italia al 31 luglio di quest’anno. Immigrati distribuiti da Nord a Sud, in questo periodo il 13% sono in Lombardia e il 10% in Emilia Romagna. Mappare lo scenario dei migranti dal punto di vista economico ci fa comprendere meglio come nasce la sua industria.

La moltitudine di arrivi di immigrati illegali, tra i quali diversi positivi al Covid-19, sta mostrando in questi giorni, in tutta la sua evidenza, il pesante tracollo della residua credibilità del governo italiano, alimentando la maliziosa ipotesi che l’esecutivo abbia bisogno di “importare” malati di Covid-19 per poter giustificare il prolungamento dello stato d’emergenza.

Le azioni di questo governo rischiano di vanificare tutti gli sforzi del confinamento degli italiani compromettendone l’economia. Con gli immigrati infetti distribuiti nel meridione d’Italia, sembra si voglia puntare a far riprendere anche il business dell’accoglienza gestito da enti e coop politicamente vicine alle forze che compongono la maggioranza governativa.

Ricordiamo anche che il ministro dell’interno, Luciana Lamorgese ha aumentato le diarie corrisposte per ogni clandestino accolto, vanificando gli sforzi passati dal precedente governo per ridurre e disincentivare così l’industria dell’accoglienza.

Le preoccupazioni sono molteplici, una tra tutte è che oltre l’immigrazione illegale criminale, il virus colpisca le regioni del Sud Italia, vanificando così lo sforzo di mesi di lotta al coronavirus al costo di enormi sacrifici sia esistenziali che economici.

Oggi l’emergenza sanitaria impedisce di fatto il rimpatrio dei clandestini anche verso quei paesi con i quali l’Italia ha in atto accordi in tal senso, come Tunisia e Marocco. Impedendone però anchela redistribuzione in Europa.

Il lassismo dell’Italia nei confronti dell’immigrazione clandestina, anche in condizioni di pericolo sanitario, costituisce un vantaggio per i trafficanti facendo incrementare le partenze da Tunisia, Libia e Algeria ma anche dalla ben più lontana Turchia da dove provengono i crescenti flussi in arrivo sulla costa ionica.

Sarebbe necessario considerare clandestini coloro che si mettono in mare dopo avere pagato criminali, alimentando questa industria dell’accoglienza. A maggior ragione dell’imperativo del momento di scongiurare una nuova diffusione dell’epidemia di Covid-19 in Italia.

Non si capisce bene quanto l’industria dell’accoglienza costi agli italiani, nel 2018 la spesa oscillava tra i 4,7 e 5 miliardi, ma non è neanche chiaro quanti soldi ci arrivino dall’UE. Il contributo diretto europeo è molto limitato in rapporto al totale, e l’Italia non conteggia le spese per i migranti nel computo del debito e del disavanzo pubblico, perchè l’Unione Europea le riconosce come straordinarie.

È stato un noto giornalista qualche anno fa, Mario Giordano, attraverso un suo libro “Profugopoli”a farci scoprire che, dietro all’immigrato, c’è una vera e propria industria dell’accoglienza, ci sono avventurieri improvvisati, faccendieri, speculatori di ogni tipo. Qualcuno ha costruito degli imperi economici. Giordano racconta la storia economica di alcune aziende che si sono buttate a fare profitti con gli immigrati e arriva a sostenere che «mentre il 95 per cento delle aziende italiane fattura meno di 2 milioni di euro l’anno, ci sono cooperative che arrivano anche a 100 milioni e altre che in dodici mesi hanno aumentato il fatturato del 178 per cento».

L’immigrazione è una grande torta, tutti vogliono spartirsela, ne vogliono una fetta. Giordano scopre che a gestire l’emergenza e quindi i soldi che arrivano dalle varie Prefetture e quindi da noi contribuenti, c’è di tutto, anche un certo mondo cattolico che ancora crede ciecamente che tutti quelli che si occupano di stranieri lo facciano in nome della solidarietà e dell’accoglienza.

Associazioni, cooperative, alberghi, che prima erano sul punto del fallimento, attraverso gli immigrati hanno conseguito un lauto compenso economico e di colpo il loro fatturato raddoppia, triplica. Ci troviamo di fronte a imprenditori strutturati, veri e propri manager dell’accoglienza. «Tutti organizzati, preparati, attrezzati: usano l’emergenza ma pensano al business, parlano di bontà per nascondere la voracità. Si fingono disinteressati. E invece sono affaristi spregiudicati».

Tutti gli scandali sono insopportabili ma lo sono di più quelli che si fanno scudo della generosità altrui. Purtroppo il viaggio nella speculazione sugli immigrati sembra non avere fine, neanche in tempo di emergenza sanitaria. Vi saranno sempre coinvolti cooperative, società fantasma, albergatori senza scrupoli, politici, amministratori, che campano con l’emergenza immigrazione: una grande “mangiatoia” per tutti.


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