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Una interessante, seppur controversa, ricerca del think tank americano Mackinac Center for Public Policy renderà felici gli amministratori pubblici italiani che si occupano di turismo. I risultati smentiscono, infatti, la consolidata teoria secondo cui gli investimenti per la promozione turistica avrebbero effetti moltiplicatori in termini di ricadute economiche sul territorio.

Una teoria non proprio precisa poiché, a seconda dei tipi di valutazione, si andava da 1 a 5 (per ogni euro investito il territorio ne ottiene 5) sino ad un improbabile 1 a 70.

Ma il think tank smentisce tutto, sostenendo che la promozione pubblica non ha alcuna conseguenza e che, invece, sarebbe molto più utile investire risorse per far crescere l’economia non turistica: una popolazione più ricca (o meno povera, nel caso dell’Italia) sarebbe molto più propensa al turismo.

È vero, ma si ignora un aspetto fondamentale per gli amministratori locali. Perché un operaio, un impiegato, un professionista con più soldi in tasca non si trasforma in un potenziale turista del territorio in cui lavora. Anzi, sarà portato ad affrontare viaggi più costosi in luoghi lontani. Magari non quest’anno, con il terrorismo di Stato sul virus, ma prima o poi il turismo riprenderà.

E, senza adeguata promozione, quali saranno le motivazioni per scegliere il Trentino invece della Carinzia? La Romagna invece della Croazia? La Sardegna e non la Grecia? La Liguria e non la Costa Azzurra? In effetti alle mete italiane converrebbe la totale eliminazione della promozione. Purché riguardasse tutti. Così nessuno saprebbe che, in Grecia, per mangiare in 4 si paga la stessa cifra di un solo aperitivo su qualche spiaggia vip italiana. Che due settimane in mega hotel in capo al mondo, con spiagge da sogno e con volo compreso, costano come una sola settimana in un albergo bruttino su qualche costa italiana.

Ma si eviterebbe anche la concorrenza interna, con un confronto tra qualità degli hotel, dei servizi, dei prezzi, dell’offerta culturale e culinaria. Certo, la promozione del singolo albergo, del singolo ristorante, spetta all’operatore privato. A promuovere l’offerta del territorio però dovrebbe essere l’amministrazione locale. Si può discutere su chi deve farsi carico delle varie manifestazioni che, evidentemente, hanno ricadute positive sugli operatori turistici privati. Ma lasciar fare solo ai privati porterebbe a penalizzare le località meno note e meno frequentate che non avrebbero mai la possibilità di crescere.


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