fbpx


In Russia operano circa 450 aziende italiane, poche se paragonate alle 5mila di nazionalità tedesca; il dato è persino peggiore se consideriamo quelle presenti con joint venture, 50 con partecipazione italiana a fronte di 3mila russo-tedesche.

Un quadro per nulla entusiasmante, quello delineato da Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia, in una intervista concessa a Rodolfo Maria Salvi, junior fellow del think tank Il Nodo di Gordio.

Per Ferlenghi va dunque rivisto il modello di internazionalizzazione italiano, aumentando le partecipate localizzate che producono alto valore aggiunto e competitività”. Nei settori economico, commerciale e strategico industriale viene premiata l’azienda straniera che entra sul mercato partecipando e condividendo i rischi, ma quando si parla di rischi gli imprenditori italiani sono abituati ad alzare bandiera bianca. Non si entusiasmano per le logiche internazionali, con il partner estero che mette il know how e quello russo la quota di mercato.

È penalizzante – avverte il presidente di Confindustria Russia – concorrere con società di diritto straniero rispetto a quelle costituite in Russia, anche a maggioranza estera”. Il futuro – a suo avviso – si basa sul passaggio da un modello di made in Italy ad uno di made with Italy. Sono diversi gli strumenti di sostegno per incentivare tale transizione, tra cui di rilievo è l’accordo tra CDP e il fondo di investimento russo (RDIF) da 300 milioni di € siglato lo scorso anno durante la visita del Presidente Putin in Italia.

Ovviamente le difficoltà non mancano, a partire da quelle legate al Covid. Il governo di Mosca stima un crollo di -5% del Pil nel 2020 e una previsione di + 3.5% nel prossimo anno. Una meraviglia, rispetto al disastro italiano.

Ferlenghi sottolinea inoltre i vantaggi di investimenti in Russia per una espansione delle aziende italiane, non per una delocalizzazione che sarebbe deleteria. La tassazione – assicura – è molto favorevole, soprattutto se comparata con gli standard europei, l’equivalente della partita Iva paga in Russia tra il 4 e il 6%, l’imposta fiscale per i dipendenti è del 13% e le tasse sul profitto si attestano attorno al 25%. Da parte del governo, vi è una forte richiesta di operare attraverso società di diritto russo, pagando le imposte in rubli e senza limitazioni sulla riesportazione di capitali o dividendi.

E le prospettive di sviluppo sono enormi e non limitate alla sola Russia. Il mercato di riferimento è quello eurasiatico, costituito attraverso l’accordo di libero scambio tra i cinque paesi aderenti all’Unione Economica Eurasiatica (EAEU): Bielorussia, Kazakistan, Russia, Armenia e Kirghizistan”. Oggi qualunque prodotto, bene o servizio, può transitare liberamente tra i paesi membri, un’unione da 200 milioni di abitanti che sta interessando la partecipazione anche di altri paesi ex sovietici. Un elemento di novità politico, strategico ed economico per l’Europa, che può essere interessata ad un partenariato con un mercato vasto e dal forte potenziale di crescita, sia come potere di acquisto che nel numero consumatori.


Reader's opinions

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *



Maina

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST