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La coerenza è una malattia che l’Italia ha perfettamente sconfitto. Ogni giorno la battaglia viene combattuta e immancabilmente vinta. All’inizio degli arresti domiciliari si sono magnificati i vantaggi dello smartworking.

Riduceva i rischi ma, soprattutto, andava nella direzione giusta di una modernizzazione del sistema produttivo, riduceva gli spostamenti e dunque l’inquinamento, riduceva le spese per i dipendenti. E, secondo il Politecnico di Milano, ha fatto aumentare la produttività.

Fantastico. Poi sono arrivate le associazioni dei commercianti e il lavoro da casa è diventato un crimine. Non perché il lavoro è un’attività sociale ed è meglio farlo in compagnia. No, soltanto perché i bar ed i ristoranti del centro hanno perso i clienti in pausa pranzo. Ed i negozi del centro hanno perso le visite dei colletti bianchi al termine delle ore di ufficio.

A vantaggio dei negozianti di periferia, dei quartieri più popolati. Ma ai vertici delle associazioni interessano esclusivamente i negozianti del centro. E non è stata spesa una parola per i rincari di bar e trattorie. I buoni pasto non hanno aumentato il valore e non consentono più di pagare il conto sempre più salato del piattino e della bevanda al bar.

Ovviamente i Sangalli di turno se ne fregano delle spese di viaggio dei lavoratori ora in smartworking. Perché non tutti abitano a pochi metri dal luogo di lavoro. E non ci sono soltanto quelli che utilizzano tram e autobus. Ci sono i pendolari che affrontano ore di viaggio, che pagano per i treni o per auto ed autostrada. E inquinano, ma pare non sia più un problema. Come non è più un problema l’affollamento sui bus, se si va a lavorare. Ma è un crimine se si va a divertirsi.

Non è più un problema neppure l’igiene personale. Dopo gli spot ogni 5 minuti con l’ordine di lavarsi, ora sono partite le campagne pubblicitarie che invitano a ridurre i tempi delle docce. Per non consumare l’acqua e tutelare l’ambiente. Che può essere inquinato per i trasporti.

Ovviamente gli amici di Sangalli non hanno pensato ad una riorganizzazione del lavoro. Che continua ad essere poco produttivo per la carenza di investimenti e per una organizzazione totalmente superata, sbagliata, inefficace ed inefficiente. Ma il problema è il lavoro da casa..


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