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Il lìder minimo ed i suoi dittatorelli dello Stato Libero di Bananas ci spiegano che a distruggere il Pil italiano è stato il coronavirus. Prima, invece, andava tutto bene. Poi, però, arriva Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor e, a suon di dati, smonta la favola inventata da una casta di incapaci.

Perché nel 2019, dunque quando di virus neppure si parlava, il Pil pro capite italiano, espresso in euro 2010, ha toccato quota 26.860 euro, cioè si è attestato su un livello inferiore alla media UE del 6,18%, mentre ha accusato un calo del 3,9% rispetto al 2001, cioè all’anno che ha preceduto l’entrata dell’Italia nell’area euro. Una meraviglia tutta nostra.

Considerando infatti tutti i paesi dell’Unione (Regno Unito compreso), oltre all’Italia solo la Grecia ha nel 2019 un Pil pro capite inferiore a quello del 2001, ma la differenza è solo di 60 euro (-0,33%). La caduta del Pil pro capite italiano nel primo ventennio di questo secolo appare ancora più pesante se si confronta il nostro risultato con quello delle altre principali economie dell’area.

Tra il 2001 e il 2019 il Pil pro capite è aumentato del 13,9% in Francia, del 19,38 in Gran Bretagna e del 22,47%in Germania, mentre in Italia è, come si è detto, calato del 3,9%. Significativo è poi il fatto che l’Italia perde terreno anche rispetto agli altri paesi della fascia meridionale della zona euro. Il Pil pro capite spagnolo tra il 2001 e il 2019 è infatti aumentato del 13,43%, quello portoghese del 12,90% e quello della Grecia ha, come si è detto, subito un calo contenuto nello -0,33%.

Un indicatore molto efficace dell’andamento del Pil pro capite italiano tra il 2001 e il 2019 è dato dal rapporto tra il Pil pro capite italiano e il Pil pro capite medio dell’Unione Europea. Nel 2001 il Pil pro capite italiano superava quello dell’Unione del 19,24%, nel 2019 il Pil pro capite italiano è inferiore alla media europea del 6,18%.

Secondo Quagliano molte sono le cause di questa drammatica situazione, ma è comunque un dato di fatto che il nostro Paese nella grande crisi deflagrata con il fallimento di Lehmann Brothers del 15 settembre 2008 non ha potuto varare una politica anticongiunturale efficace per la sua appartenenza alla zona euro. Ora si prospetta un’altra drammatica caduta del Pil dovuta all’emergenza coronavirus. Se anche in questa situazione non fosse possibile adottare adeguate politiche anticongiunturali, l’impatto sul Pil pro capite italiano sarebbe devastante con conseguenze sociali e politiche gravissime per l’Italia e per l’Unione Europea.


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