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Non sempre le profezie si autoavverano. Non sempre i perdenti annunciati riescono a vincere solo per aver convinto qualche giornalista a scrivere di essere ad un passo dal trionfo.

Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria e, soprattutto, vice di quel Boccia che è stato il peggior presidente dell’associazione industriale, è stata pesantemente battuta da Carlo Bonomi.

Nei giorni scorsi i media amici di Boccia e Mattioli avevano assicurato che la vicepresidente aveva recuperato lo svantaggio ed era ormai ad una incollatura da Bonomi, pronta al sorpasso nel rush finale. Invece è finita con Bonomi che ha preso il doppio dei voti di Mattioli. Non proprio un’incollatura.

Ha pesato, e non poteva essere altrimenti, la disastrosa presidenza di Boccia, modesto imprenditore ma legatissimo al Pd. Il declino industriale dell’Italia negli ultimi 4 anni, quelli della gestione Boccia, è stato evidente e drammatico. Niente idee, nessuno slancio, scarsa internazionalizzazione (il settore affidato a Mattioli). La vicepresidente, che aveva guidato l’Unione industriale di Torino, paga anche il pessimo andamento dell’industria subalpina. Perché non basta essere tutti amici per essere anche capaci.

In compenso essere tutti amici consentirà a Mattioli di essere riciclata in qualche altro centro di potere. Magari in Compagnia di Sanpaolo. Una fondazione bancaria non si nega a nessuno, purché faccia parte del Sotto Sistema Torino.


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