fbpx


Le prospettive per l’inizio del 2020, anche per effetto del coronavirus, non sono particolarmente incoraggianti? E allora pensiamo a nuovi investimenti. Una scelta in assoluta controtendenza rispetto alle cattive abitudini di troppe aziende italiane che non investono ma aumentano i dividendi per gli azionisti.

Ma la Skf Italia fa parte dell’omonimo colosso svedese e, dunque, non sorprende la scelta di investire per affrontare una crisi che non è aziendale ma che riguarda l’economia globale.

D’altronde già lo scorso anno la situazione non era delle più favorevoli e Skf Italia ha aumentato gli investimenti da 24 a 36,2 milioni di euro. In questo modo il fatturato ha continuato ad attestarsi oltre il miliardo di euro con un utile operativo (esclusi gli oneri straordinari) che ha sfiorato i 100 milioni di euro. E con il numero dei dipendenti che è salito da 3.579 a 3.615.

Ma la relazione dell’amministratore delegato Ezio Miglietta è servita per fare il punto sulla situazione geopolitica ed economica del Pianeta. In particolare sulla crisi inarrestabile del settore auto. Non solo in Italia e in Europa, ma anche in America del Nord e, progressivamente, in ogni continente.

Così, da un lato, una grande multinazionale come Skf ha da tempo avviato contromisure ampliando l’attività in altri settori. Mentre, sul fronte opposto, imprenditori, politici e sindacalisti italiani insistono nello sprecare risorse per rianimare un comparto che procede velocemente verso un drammatico ridimensionamento.

Una scelta inevitabile, quella italiana. Perché, come dimostra il caso di Skf, puntare su altri settori comporta notevoli investimenti. Che vengono ampiamente ripagati dal successo ottenuto. Ma la classe dirigente italiana è refrattaria alla sola idea dell’investimento. Soprattutto se legato a nuovi settori, a nuove sfide.


Reader's opinions

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *



Maina

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST