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Il cambiamento climatico impone di rivedere l’offerta turistica, soprattutto in montagna.

Se la neve, secondo le proiezioni degli ambientalisti, non permetterà più di sciare nelle località poste intorno ai 1.500 metri di altitudine, significa che buona parte dei paesi turistici alpini e degli Appennini dovrà riconvertire l’offerta, rivalutando non solo l’estate ma anche quelli che erano considerati mesi di bassa stagione.

L’associazione Amici di Ayas ha presentato un volume (Ayas, uomini e agricoltura) che potrebbe rappresentare un punto di partenza per un recupero del passato che rappresenti anche una indicazione per il futuro. Perché, anche se Greta ed i gretini non lo sanno, le temperature più elevate non rappresentano una novità per le Alpi. In epoca medievale il ghiacciaio del Teodulo, tra Svizzera e Valle d’Aosta, non esisteva e d’estate i mercanti potevano transitare al colle, posto a quasi 3.300 metri, senza alcun problema. La vite era coltivata a quote elevate, anche l’ulivo cresceva in montagna.

Dunque il cambiamento climatico può favorire il ritorno ad una agricoltura alpina, di qualità. Un’agricoltura che favorisca anche il mutamento del paesaggio, con il ripristino non solo di antiche colture ma anche dei muretti a secco, dei terrazzamenti, della pulizia di corsi d’acqua che rappresentano una barriera contro frane e smottamenti.

Un recupero del paesaggio che rappresenti anche una attrattiva turistica, non solo sotto l’aspetto visivo ma anche per l’offerta enogastronomica collegata. Non a caso il libro è stato presentato nell’hotel Au charmant petit lac, un albergo che ha scelto la geotermia per il riscaldamento, in modo da ridurre al minimo l’inquinamento ambientale.

Dopodiché si possono anche ipotizzare proposte turistiche più convenzionali, come la riapertura di discoteche per richiamare un pubblico giovanile incapace di rinunciare alle abitudini cittadine anche quando evade dal caos urbano per trascorrere le vacanze in montagna. Locali di aggregazione più che luoghi da ballo e da sballo. Offerte diversificate per rispondere ad esigenze sempre più differenti. Con la consapevolezza che la montagna non può vivere solo di sci.


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