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Qualcuno si ricorda i sorrisini di compatimento di Angela Merkel a proposito dell’Italia, del debito, delle manovre economiche del nostro Paese?

Beh, ora potrebbe essere il turno di Conte di sorridere di fronte ai brillanti risultati di Deutsche Bank il cui Consiglio di Amministrazione ha deciso drastici tagli, ovvero 18.000 dipendenti a casa, la creazione di una “bad bank” dentro la quale stivare tutta la spazzatura, dal momento che i bilanci sono attualmente così compromessi che anche l’annunciata possibile fusione con Commerzbank non si può realizzare.

E poi, spiega Luca Poma (consulente in reputation management), sempre al fine di “dimagrire”, uscita dal mercato USA, taglio della maggior parte delle attività in equity in Asia e nell’area Pacifico, forte ridimensionamento delle attività di Corporate e Investment Banking worldwide, e tagli dei top manager a capo delle business-unit principali. Non male per chi pretende di insegnare agli altri.

Ma queste misure straordinarie, prima tra tutte la cessione alla bad bank di circa 50 miliardi di titoli tossici, sarà sufficiente a far cambiare strada alla banca tedesca? In una nota di Credit Suisse riportata già qualche tempo fa da Il Fatto Quotidiano, la risposta parrebbe essere no. Gli analisti della banca svizzera hanno calcolato che se l’operazione di dimagrimento fatta nel 2012 dal gruppo tedesco era pari al 25% degli asset a rischio, questa volta toccherebbe solo il 10-15% di essi. La domanda allora sorge spontanea: quanti sono realmente i titoli tossici nella pancia di Deutsche? Stante le difficoltà di inquadramento e di calcolo relative a questi titoli, in realtà – prosegue Poma – pare non vi sia una risposta esatta che possa confermarsi realmente affidabile.

Inoltre, ricorda Poma, l’istituto di ricerca tedesco Zew ha già in passato calcolato che per poter reggere in una nuova situazione di generalizzata crisi finanziaria globale, Deutsche Bank avrebbe bisogno di rafforzare il suo capitale per circa 20 miliardi euro, rispetto ai valori attuali; è il gap più alto d’Europa nel mondo bancario tra situazione reale e situazione ottimale.

Deutsche oggi vale in borsa 11 miliardi di euro contro i 30 miliardi del non lontano 2015. Davvero un risultato brillante, merito di manager arroganti ed incompetenti. Che si erano illusi su un eventuale intervento di salvataggio del governo tedesco. Quello sempre attento ad evitare aiuti di Stato negli altri Paesi e che ora assiste impotente al piano lacrime e sangue, sperando forse che l’asse francotedesco in Europa consenta di chiudere tutti e due gli occhi di fronte ad un intervento pubblico.

In attesa della nuova scorrettezza, già nel 2016 sono schizzati verso l’alto i “Credit Default Swap”, le polizze con le quali gli investitori si assicurano contro il fallimento di un ente creditizio, mente il prezzo dei suoi bond convertibili, che sarebbero i primi a essere colpiti in caso di default o di pesante ristrutturazione, è rapidamente precipitato. Il segnale più preoccupante è stata però la decisione di dieci diversi hedge fund di ritirare la liquidità investita in Deutsche Bank, e ridurre conseguentemente la propria esposizione verso la banca tedesca.

Ma Deutsche Bank è alle prese anche con discutibili comportamenti etici e non solo etici.

Il Dipartimento di Giustizia USA aveva annunciato una possibile sanzione da 14 miliardi di dollari per comportamenti scorretti legati alla vendita spregiudicata di obbligazioni legate ai mutui subprime durante la crisi del 2008, multa negoziata poi dalla banca tedesca – pochi mesi dopo – a “soli” 7.2 miliardi, a fronte dei 5,5 miliardi di euro accantonati quell’anno da Deutsche per far fronte ad eventuali contenziosi.

Ma lo scontro con il Tesoro USA – avverte zpoma – è stata solo l’ultima di una serie di problematiche legate a comportamenti scorretti della banca e dei suoi manager, che sono già costati a Deutsche oltre 20 miliardi di dollari, tra perdite dirette e multe, ad esempio, per essere stata parte attiva in una serie di operazioni finanziarie che hanno consentito a società e miliardari russi di trasferire denaro all’estero aggirando le sanzioni emesse da USA e UE contro Mosca per il conflitto in Ucraina. Dunque si strilla contro l’Italia perché, alla luce del sole, vuole eliminare le assurde sanzioni contro la Russia e poi si violano le stesse sanzioni volute da Merkel.

Il rischio più grave per Deutsche è però legato ai derivati: titoli ad alto rischio, con un grado di aleatorietà altissimo. La banca tedesca ne avrebbe in pancia circa 32 miliardi (stima assai ottimistica secondo alcuni analisti finanziari indipendenti) mentre pare che Deutsche Bank avrebbe emessi per poi collocarli, vendendoli a parti terze in giro per il mondo titoli per complessivi 75.000 miliardi di euro di sottostanti: una somma pari a circa 20 volte il PIL della Germania, che conferma la fama del colosso tedesco come vero e proprio “spacciatore” sistemico di titoli tossici.

Eppure qualche genio, in Europa ma anche in Italia, sosteneva che il rischio per l’economia europea era rappresentato dal debito italiano. Malafede? Ignoranza? Stupidità?


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