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Il distanziamento sociale imposto dalla pandemia in corso ha aumentato la richiesta di strumenti per la videocomunicazione, soprattutto per le riunioni di lavoro e le lezioni scolastiche a distanza. C’è stato un boom di software per le videoconferenze e, tra i più utilizzati in questi due mesi, ricordiamo Skype, Hangout, Cisco Webez e il famoso Zoom.

Le emergenze richiedono adeguamenti veloci. Così al tempo del coronavirus, così come ci siamo dovuti aggiornare sulle disposizioni di sicurezza; la necessità di proseguire una vita sociale ci ha fatto scoprire tutti un po’ più tecnologici. Chiusi dentro le nostre case sperimentiamo strumenti digitali che ci permettono di collegarci con il mondo esterno.

L’emergenza Covid-19 ha reso necessario cambiare le abitudini di comunicazione in tutto il mondo. Marc Zuckerberg, dopo il grande successo di Zoom, ha deciso così di lanciare su Facebook Messenger Rooms, un servizio di videochiamate di gruppo che consente di creare una stanza virtuale direttamente da Messenger o Facebook, e invitare chiunque a unirsi, anche chi non ha un account Facebook.

Le stanze non avranno limiti di tempo e potranno ospitare fino a 50 persone. Ogni stanza virtuale, potrà essere utilizzata non solo per riunioni, ma estesa attraverso un semplice link a chi non ha un account. Oltre agli effetti già disponibili su Messenger, ne vengono introdotti di nuovi, in aggiunta a sfondi immersivi a 360 gradi che vanno dalla spiaggia agli appartamenti di lusso. Per i più vanitosi ci sono fino a quattordici filtri che offrono un’illuminazione sia per lo spazio virtuale sia per il viso dei partecipanti. Si potrà festeggiare un compleanno con un giusto sfondo o partecipare a un campeggio virtuale con gli amici, pur rimanendo a casa.

Messenger Rooms è disponibile già da questa settimana per essere testato e verrà esteso nel resto del mondo nelle prossime settimane. Nei prossimi mesi si aggiungeranno altre funzionalità come l’ampliamento delle videochiamate su WhatsApp fino a 8 persone oltre i video di gruppo. La sicurezza di tutte le funzioni di videochiamata è garantita dalla crittografia end to end, tenendo conto di privacy e sicurezza più attendibili, rispetto a Zoom.

Al servizio si accederà da qualsiasi social network di Zuckerberg, debutta attualmente solo su Facebook e Messenger. È importante sfruttare il comparto della comunicazione via video perché è quello che sta registrando la crescita maggiore.

Ne è testimone la app per videoconferenze Zoom, che pur con qualche ombra per sicurezza e privacy, è diventata negli ultimi due mesi uno dei servizi di videoconferenze più usati al mondo. Come molti software viene erogato in modalità freemium, il servizio è utilizzabile gratuitamente ma con alcune limitazioni, mentre è disponibile a pagamento senza alcuna limitazione. Il grande successo di Zoom è dovuto proprio alla modalità gratuita di organizzare videoconferenze con molti partecipanti, fino a 100 per essere precisi, in sessioni lunghe al massimo 40 minuti. Al termine della sessione gratuita è comunque possibile attivarne immediatamente un’altra, senza limitazioni di tempo di utilizzo.

Zuckerberg dopo il grande successo di Zoom, ha intuito il grande potenziale in questo momento storico delle videoconferenze. Zoom prima della pandemia da coronavirus era utilizzato da 10 milioni di utenti ogni giorno, nel mese di marzo gli utilizzatori giornalieri sono schizzati a 200 milioni. Il successo ha dato una rapida spinta al titolo a Wall Street. L’azienda ha chiuso l’ultimo bilancio con 623 milioni di ricavi (+88%) e con 21,7 milioni di utili. A contribuire a questi grandi numeri è stata la strategia aziendale di Zoom di rendere disponibile alle scuole primarie di alcuni Paesi la versione premium.

Il titolo di Nasdaq ha raddoppiato il proprio valore passando in tre mesi da 70 dollari ad azione a 160 dollari. Numeri incredibili dettati dal confinamiento per l’emergenza sanitaria.

Questa situazione di isolamento forzato ha dato sicuramente una spinta alla conoscenza e all’adozione delle video conferenze, ma l’incremento di traffico sul social network, nel periodo di quarantena da Covid-19, ha reso necessario che siano messi in atto efficienti strumenti per la tutela della privacy e dei dati personali. Proprio Zoom è finita sotto inchiesta per continui hackeraggi durante i meeting virtuali, anche con immagini violente, messaggi razzisti, antisemiti o pornografici.

Ad aprire l’indagine sul fenomeno di “ZoomBombing” è stato il procuratore generale di New York, Letizia James, che ha invitato la società a risolvere il problema, impedendo ai pirati informatici di ottenere l’accesso furtivo alle webcam degli utilizzatori del servizio. A preoccupare sono soprattutto le informazioni personali dei bambini e dei ragazzi che utilizzano Zoom per le lezioni scolastiche via web. È chiaro che la vulnerabilità va risolta. Probabilmente è su queste debolezze del sistema che Zuckerberg conta, con Messenger Rooms, per strappare utenze al potente concorrente. Nell’amara convinzione che questa emergenza sanitaria durerà ancora a lungo.


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