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La Società Italiana di Psichiatria contesta la considerazione di Salvini sulla salute mentale e nega che ci sia un aumento di violenza auto- o eterodiretta da parte di pazienti psichiatrici non curati e scarsamente contenuti.

Così come, da sempre, Psichiatria Democratica, contesta la critica sugli abbandoni di cura dall’approvazione della Legge 180 ad oggi.

Occorrono, a questo punto, alcune considerazioni di carattere tecnico che necessariamente obbligano a confrontarci con alcune perplessità.

Primo, chi controlla i controllori? I dati sulle aggressioni e sui suicidi e tentati suicidi vengono forniti dagli stessi organismi psichiatrici che sono preposti alla presa in carico. In altre parole, basta negare la presenza di malattia o modificare la natura dell’evento per aggiustare la statistica.

Secondo: sono escluse dalla indagine i dati offerti dalle associazioni di famigliari vittime della 180, perché non ritenuti per principio attendibili.

Terzo: non esistono degli obblighi clinici da applicare agli autori di reati per valutare la presenza o meno di alterazioni psichiche.

Quarto: mancano completamente delle analisi sui cosiddetti ‘abbandoni’, persone che vivono ai margini, sulla strada perché non intercettati dai servizi.

Quinto: affermare che ci sia più violenza tra i ‘normali’ rispetto agli ‘psichiatrici’ non solo è statisticamente falsata, ma volutamente fuorviante.

I confronti, fino a prova contraria, devono essere predisposti tra omologhi: pere con pere e mele con mele, dicevano le maestre già in prima elementare. Porre i dati nei termini sovraesposti sarebbe come dire che in Italia ci sono più incidenti con la moto che con i deltaplani. Una stupidaggine matematica. Caso mai il quesito dovrebbe essere se, in percentuale, ci siano più feriti e morti tra i conduttori di moto rispetto ai piloti di deltaplani.

Sesto: solo un cretino o un ignorante può sostenere che la malattia mentale in sé sia pericolosa, ma anche solo un ipocrita, un bugiardo o un interessato in malafede può sostenere che all’interno dei disturbi psichiatrici non ci siano delle condizioni e dei momenti, per quantità di sofferenza o per qualità di malattia, che non determinino un elevato rischio di violenza: mi riferisco, per i tecnici, alla paranoia, alla psicosi depressiva, a quei disturbi della personalità o addirittura nevrotici che la stessa Corte di Cassazione (sentenza n. 9163 del 25/1-8/3 2005) riconosce come talvolta così gravi e rilevanti da escludere l’imputabilità per il soggetto.

Ultimo: quando gli psichiatri reclamano più fondi per la salute mentale confrontando i finanziamenti di Spagna, Francia, Germania ed Inghilterra nascondono volutamente un dato che li disturba molto: che in tutto il mondo, compresi i paesi citati, esistono in piena attività gli ospedali psichiatrici, e altrettanto efficacemente funzionano i manicomi criminali per i rei folli e gli psicopatici, con molta più saggezza e attenzione al singolo e alla comunità di quanto sia stata dimostrata in Italia con la riforma Basaglia e la chiusura degli Opg.

La revisione della 180 ha toccato un nervo scoperto, ha preoccupato i difensori di un tabù, e soprattutto i sostenitori di una ideologia dietro alla quale si nasconde un potere economico, amministrativo e politico sul quale forse si riuscirà a fare un po’ di chiarezza.


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