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È allarmante venire a conoscenza che all’economia italiana occorreranno due anni per tornare ai livelli di Pil stimati fino a gennaio scorso, cioè i livelli pre coronavirus. È quando indicano Censis e Confcooperative, considerando una chiusura delle attività fino a maggio, con un ritorno alla normalità entro due mesi.

Oltre un milione di contagi e più di 90 mila morti nel mondo. Mentre i singoli Stati si augurano che si possa allentare il lockdown che tiene confinati in casa quattro miliardi di persone. I numeri della pandemia da coronavirus crescono di pari passo alla débâcle economica su scala planetaria. Secondo i dati dell’Oxam, mezzo miliardo di persone è a rischio povertà a causa del coronavirus.

Ma cosa ha causato una così estesa diffusione del virus nelle Regioni del nord Italia?

È ormai chiaro a tutti che l’inquinamento atmosferico incrementa la mortalità da Covid 19. L’esposizione a lungo termine alle polveri sottili PM 2.5, secondo un recente studio pubblicato dalla Università di Harvard, condotta da un team di ricercatori internazionali, favorirebbe il diffondersi della pandemia. Tra questi ricercatori vi è anche l’italiana Francesca Dominici che, in qualità di co direttrice dell’Harvard Data Science, mette in evidenza i dati dei particolati fini negli ultimi 17 anni su oltre 3000 contee, incrociandoli con i decessi Covid 19 per ciascuna contea fino al 4 aprile. Il risultato è che il tasso di mortalità da Covid 19 risulta maggiore nelle città dove vi è una maggiore esposizione a lungo termine di PM 2.5. Questi dati appaiono ancora più veritieri se si tiene conto che uno studio analogo condotto, nel 2003, dal Dr. Zuo Feng Zhang, presso la University of California, ha evidenziato un maggior numero di morti nelle aree inquinate della Cina, durante l’epidemia di Sars.

A causa dell’inquinamento, sia l’Europa che l’Italia, contano un elevato numero di morti premature. Le polveri sottili si introducono nelle nostre vie respiratorie e si depositano nei polmoni senza essere filtrate, l’esposizione al particolato mette le persone ad alto rischio di cancro ai polmoni, ictus e infezioni da coronavirus.

I ricercatori mostrano che, sebbene l’epidemiologia da Covid 19 sia in continua evoluzione, esiste una sovrapposizione tra le cause dei decessi da coronavirus e le malattie che sono legate all’esposizione a lungo termine del particolato fine, cioè il PM 2.5. L’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico aumenterebbe il verificarsi degli esiti più gravi di Covid 19, che costringerebbero al ricovero e al ricorso della terapia intensiva.

Sebbene la questione sia ancora dibattuta e controversa, l’inquinamento delle città del nord Italia può aver determinato una maggiore mortalità. La pandemia quindi miete un numero di vittime enorme nelle aree sovrappopolate e inquinate, come quelle della Cina, dell’India o di New York, tutte caratterizzate da un alto tasso di inquinamento. Fa riflettere il fatto che il maggiore numero di morti di questa pandemia è in zone dove anche in periodi ordinari tutto si deve fermare, periodicamente, per l’inquinamento atmosferico.

La fitta correlazione tra l’alterazione degli ecosistemi e la sottrazione di habitat naturali alle specie selvatiche può favorire il diffondersi di patogeni sconosciuti. L’emergenza sanitaria ci deve fare riflettere su quanto sia necessario riprendere con la massima urgenza le leggi che possono far fronte all’emergenza ambientale, ormai di carattere planetario e non più trascurabile.

Quindi ben vengano leggi sui Cambiamenti Climatici, sull’economia circolare e sulla difesa delle biodiversità negli habitat marini e terrestri. Il coronavirus, come ha spiegato la virologa Ilaria Capua, è figlio del traffico aereo e del disequilibrio nel rapporto uomo-animale.

Appare necessaria l’esigenza di creare delle smart city. Ossia città capaci di gestire le risorse in modo intelligente, economicamente sostenibili ed energeticamente autosufficienti. È l’OMS ha metterci in guardia da questo disastro epocale. Nel mondo muoiono circa 8 milioni di persone per cause attribuibili all’inquinamento atmosferico.

La Cina ha pagato alto il prezzo di una crescita economica frenetica che ha sempre ignorato le regole a scapito della tutela ambientale e delle persone. Cerchiamo di non ripetere lo stesso grande errore.


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