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Termodinamica: tanto odiata fra i banchi, tanto legge per la natura

Semplifichiamo il concetto del secondo principio che la regola: qualunque sistema, lasciato a sé stesso, tende a mescolarsi seguendo una spontanea direzione verso la degradazione.
Non stiamo facendo un ripasso di fisica ma cercando di contestualizzare l’ormai nota e diffusa espressione di “Economia circolare”

Fissiamo un paio di punti

Esiste una scienza, chiamata biomimetica, che, traendo ispirazione dalla natura, cerca di replicarne i modi.
Succede che, in natura, tutto tenda al disordine ma nulla diventi rifiuto o scarto.

Nasce con queste premesse l’Economia circolare

una forma di biomimetica che, per contrastare la direzione di disordine naturale cui sono condotte le cose, si propone di “governare” il processo intervenendo temporalmente prima che il rifiuto sia prodotto.

È quindi chiaro che il termine “Economia circolare” contenga al proprio interno un riferimento esplicito alle scienze economiche ma è altresì evidente che si tratti di un modello che necessita una varietà di competenze che spaziano dalle socio-economiche alle scientifiche, in particolare alle scienze naturali quali la biologia, la chimica e, come anticipato, la fisica.

“Tanto si parla di Economia circolare nei documenti di politica ambientale, poca è invece la consapevolezza che sia l’innovazione l’elemento abilitante alla transizione al nuovo paradigma”

È quanto ci racconta Francesco Quatraro – professore associato, specializzato in economia dell’innovazione e tecnologie verdi – al quale è stata affidata la direzione del Dottorato in Innovation for the Circular Economy presso l’Università di Torino, ambizioso programma il cui valore aggiunto è, fra i tanti, il collocamento del mondo accademico – finora poco rappresentato – nello stato dell’arte dell’Economia circolare.

La grande sfida dell’Università di Torino – continua Quatraro – è dare una veste scientifica forte a un tema finora confinato a contesti dove si fanno politiche, creare un approccio scientifico sistematico, produrre esperti qualificati e non scollegare l’attività di Ricerca da quella produttiva. L’ateneo svolge qui un’operazione di frontiera nel modo di concepire la Ricerca come gruppi interdisciplinari tesi a sviluppare progetti e tecnologie funzionali alla transizione verso la Sostenibilità”.

Occorre pertanto intervenire sui metodi di produzione tradizionali

e rendere il loro valore un vero e proprio cerchio rappresentabile attraverso il ciclo vita di un materiale che, partendo dall’utilizzo, non finisca con il suo smaltimento a rifiuto (come tradizionalmente avviene per l’economia lineare) ma, grazie a forti competenze scientifiche, con una rielaborazione tale da renderlo reimpiegabile come materia prima o reinseribile in un diverso processo produttivo.

A rendere merito al lustro dell’accademia torinese, la fiducia dimostrata da alcuni significativi partner sostenitori del programma fra cui l’Innovation Center di Intesa Sanpaolo e SMAT.


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