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Sempre più si parla di “Influencing”: quell’insieme di meccanismi tali da suggerire e far convergere un consistente numero di persone verso un pensiero o una tendenza ritenute valide e significative

Curiosa, in periodo pre-elettorale – grazie al lavoro di Ricerca degli studiosi James Owen Weatherall e Cailin O’Connor dell’Università della California, Irvine e Justin Bruner dell’Australian National University a Canberra –, la creazione di un modello computerizzato del modo in cui si formi il consenso e come questo influenzi l’opinione nei confronti dei politici.

L’antefatto è la presunta “strategia del tabacco” messa in atto negli anni Cinquanta del secolo scorso per impedire l’adozione di misure restrittive nel consumo dello stesso

Due furono gli attori coinvolti e altrettante le linee di attacco.

La prima fu il finanziamento di una ricerca svolta da un Comitato scientifico – creato per l’occasione dalle aziende potenzialmente coinvolte dalla restrizione legale e una società di comunicazione – a supporto dell’industria stessa, dove furono pubblicati soltanto i risultati che si adattavano alla tesi richiesta: quella, quindi, secondo la quale gli effetti del tabacco non fossero sufficientemente gravi da impedirne il consumo. Un approccio che si definisce di “produzione parziale” (o “distorta”).

Una seconda linea fu quella che promosse la ricerca indipendente a supporto dell’industria del tabacco. Si approfondirono, ad esempio, gli studi sul legame tra l’amianto e il cancro ai polmoni al fine di dimostrare quali e quanti potessero essere i potenziali fattori che ne sono causa. Un approccio definito di “condivisione selettiva”.

Il modello viene oggi riproposto e comprende, anziché due, tre attori

gli scienziati, che condividono ricerche ed esperimenti a supporto di una posizione condivisa e provata da evidenze scientifiche; i politici, influenzati dall’opinione di un sottoinsieme di scienziati e incapaci di influenzare gli stessi; il propagandista, che osserva tutti gli scienziati e comunica con i politici con l’obiettivo, realizzato con successo, di persuadere gli ultimi.

Ogni scienziato inizia con l’obiettivo di decidere quale delle due teorie sia migliore: una teoria A, per la quale si ha una confidenza di successo pari al 50% e una seconda teoria, la B, meno diffusa e compresa tuttavia migliore della prima.

All’inizio della simulazione, agli scienziati viene data una credenza casuale nella teoria A o B: succede quindi che, uno scienziato con una credibilità 0.7 crede esista il 70% di probabilità che la teoria B sia corretta e quindi la riapplica nel successivo esperimento.

Al termine di ogni round di esperimenti, gli scienziati aggiornano le loro opinioni sulla base dei risultati degli esperimenti condotti e di quelli ottenuti dagli altri scienziati coinvolti. Nel turno successivo, ripetono il processo e aggiornano nuovamente le loro convinzioni, e così via.

La simulazione si interrompe quando tutti gli scienziati credono in una teoria o nell’altra o quando la credenza in una teoria raggiunge un certo livello di soglia ritenuto significativo.

Questo è il processo secondo il quale gli scienziati arrivano a una visione di consenso

Riprendendo gli approcci precedentemente descritti, di produzione distorta – prima – e condivisione selettiva – poi – è quindi evidente come l’informazione diffusa dai propagandisti, o giornalisti, possa, in modo involontario, trasferire convinzioni inesatte seppur sostenute da evidenze scientifiche incontestabili.

Avremo dunque una condivisione selettiva di informazioni – corrette – prodotte dalla comunità scientifica e una produzione parziale di informazioni prodotte – potenzialmente scorrette per variabilità naturale dei risultati in itinere – da un team insider alla comunità di scienziati.

Sorprendente la facilità con cui il risultato, tratto da uno stesso bacino di dati, possa essere involontariamente comunicato in modo distorto

Chi avrebbe mai detto che la produzione di una cosiddetta “scienza di parte” si sarebbe con il tempo dovuta rivelare meno efficace e dannosa di una semplice condivisione selettiva di risultati, corretti, ottenuti?


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