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Un gruppo di ricerca composto da docenti del Politecnico di Torino e da professionisti del settore ha di recente presentato, in occasione del congresso internazionale di astronautica, IAC 2018, tenutosi a Brema lo scorso ottobre, uno studio riguardante un insediamento lunare in 3 D, basato sul processo in 3 D Printing

(processo di costruzione automatizzato realizzato mediante deposizione stratificata di materiale), come ha proposto l’Agenzia Spaziale ESA, che a sua volta ambisce ad assumere un ruolo guida nel progetto lunare.

Il progetto di un insediamento lunare in 3D Printing – spiega il professor Giancarlo Genta del Dipartimento di Aeronautica del Politecnico di Torino – lo abbiamo realizzato insieme ad uno studio di ingegneria di Faenza, lo studio Peroni, che si occupa di strutture. Siamo partiti dall’idea di realizzare una base lunare protetta da uno schermo magnetico contro le radiazioni. Lo studio di ingegneria di Faenza ha pensato ad una forma di campo magnetico, già concepito dall’ex presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana e fisico all’Università di Trieste, Roberto Battiston. Abbiamo lavorato anche in sinergia con il Politecnico di Bari per elaborare dei calcoli su questo campo magnetico ed abbiamo pensato che si potessero misurare corpi magnetici dal punto di vista magnetico usando cavi superconduttori in grado di trasportare correnti molto intense, superiori al milione di Ampere“.

La tecnologia in 3D Printing ha già permesso di produrre intere strutture sulla Terra, la stampa potrebbe procedere ad una velocità di 11 piedi all’ora.

Sul satellite della Terra, che è stato proclamato patrimonio dell’umanità – prosegue il professor Genta – non si sono riscontrate forme di vita. Manca l’atmosfera e le condizioni climatiche sono molto diverse da quelle del nostro pianeta. Sarebbe assolutamente proibitivo il costo per la costruzione di edifici usando tecniche tradizionali comprensive del trasporto di materiali dalla Terra. Per questo motivo si è ipotizzato di sfruttare materiali presenti in loco come la regolite, abbattendo i costi ed utilizzando le stampanti in 3 D, con cui in sole 24 ore si costruiscono edifici sulla Terra. Il sito che è stato ritenuto più idoneo per un insediamento lunare è il Polo sud del cratere. Le vette distribuite lungo questo bordo del cratere sono per la maggior parte del tempo colpite dal sole. All’interno di esso sono stati rinvenuti depositi di acqua allo stato solido. La migliore posizione per una base lunare non è stata, comunque, ancora decisa. Non sono state escluse altre alternative al Polo Sud“.

Lo strato di regolite, spesso alcune decine di centimetri, deriva da una antichissima attività vulcanica i cui prodotti sono stati lavorati per 4 miliardi di anni dall’impatto di meteoriti grandi e piccole e dall’azione del vento solare. La Luna e la Terra presentano, d’altronde, una storia geologica simile e questo prospetta proprietà altrettanto simili nei materiali edilizi che verranno utilizzati.

Al progetto dell’insediamento lunare lavorano, in coordinamento con il professor Giancarlo Genta, il professor Carlo Caldera del DISEG (Dipartimento di ingegneria Strutturale ), il professor Valentino Manni del DAD ( Dipartimento di Architettura e Disegn) e l’ingegner Luca Valzano del Politecnico di Torino.


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