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Quello che si ama non lo si possiede mai completamente. Semplicemente si custodisce e si tramanda.

Fedele a questa massima, Folicardo Cesare Grandi rinunciò a qualunque diritto di paternità sui medicinali da lui creati. Idealista e sognatore, dotato di straordinaria umanità, non volle alcun guadagno per le ricerche che hanno aperto la strada a nuove terapie anticancro.

Un medico ed uno scienziato che non amò mai le luci della ribalta, preferendo quelle delle lampade accese tutta la notte per continui studi dopo intense giornate trascorse nello studio medico o a domicilio dai malati. Perché un medico, quando crede nella propria missione, non ha orari, è reperibile 24 ore su 24. Anche a costo di rubare tempo alla propria famiglia.

In occasione dell’anniversario della nascita, avvenuta il 12/12/12, La Torre ha ripubblicato uno studio che era apparso all’epoca su prestigiose riviste scientifiche internazionali.

A seguire le prime righe dello studio:
Le nostre ricerche hanno avuto inizio alcuni anni or sono con un tentativo di chiarire, in sede sperimentale e con finalità eminentemente pratiche, l’azione dei gruppi sulfidrilici (SH) sulla mitosi.
Questi gruppi, biologicamente molto attivi, avevano, a più riprese, attirata l’attenzione degli studiosi per quei problemi, come quello delle neoplasie, che con la mitosi avevano stretti rapporti d’interdipendenza.
Wood e Fieser, in seguito alle loro ricerche, erano giunti alla enunciazione di una teoria biochimica sulla carcinogenesi sperimentale da idrocarburi, teoria secondo la quale l’insorgenza delle neoplasie aveva come base fondamentale un’alterazione del metabolismo dello zolfo. L’idrocarburo carcinogenetico venendo a contatto con le proteine ne rompeva un legame disolfuro—S—S—, si fissava su un gruppo sulfidrilico (SH) e lasciava libero l’altro:
S—S + 3,4 benzopirene SH S—benzopirene proteine proteine
Questi gruppi sulfidrilici liberi riversavano la loro attività sul metabolismo glucidico e stimolavano la crescita e la mitosi cellulare anomala. Rapkine aveva pure studiato il problema della carcinogenesi da idrocarburi ed era giunto alla conclusione che i gruppi SH giocavano effettivamente un ruolo preponderante nei processi di mitosi. Secondo la sua opinione il bromobenzene ritardava l’azione cancerigena degli idrocarburi proprio perchè bloccava i gruppi sulfidrilici. Beremblum confermava questi asserti dimostrando che la pelle dei mammiferi adulti non reagiva più agli idrocarburi carcinogenetici se in precedenza era stata trattata con iprite”.


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