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E anche questa è andata. Ci siamo finalmente lasciati alle spalle il “Moon day”, che poi si è trasformato inesorabilmente in un’intera settimana dedicata quasi esclusivamente alla celebrazione dello sbarco del primo uomo sulla Luna.

Giornali e televisioni avevano preparato già da mesi i loro palinsesti e le loro pagine speciali dedicate all’avvenimento. E, fortuna loro, l’anniversario coincideva con uno dei periodi più difficili per chi si occupa di riempire le pagine , sia stampate che televisive; quel mese di luglio in cui molti sono in ferie e sono pochi quelli che rimangono nelle redazioni a tirare avanti la carretta.

Lettori e telespettatori si sono dovuti perciò sorbire rievocazioni spesso raffazzonate e, ancor più spesso, acritiche su quel “grande passo per l’umanità” compiuto il 20 luglio del 1969.

Ma nel marasma di immagini televisive sgranate e in bianco e nero – roba da far rimpiangere quelle ben più vecchie dei cinegiornali Luce – spiccava il film, riproposto da Sky “The first Man – Il primo uomo”.

Si tratta di una pellicola di Damien Chazelle con Ryan Gosling, uscita nei cinema alla fine di ottobre del 2018. Più che della storia della missione Apollo 11 della NASA durante la quale Neil Armstrong fu il primo uomo a mettere piede sulla Luna, è la storia romanzata dello stesso Armstrong, che mette l’accento sulle sue difficoltà e sulle sue tragedie personali e famigliari; a partire dalla perdita della figlioletta all’inizio degli anni sessanta.

Il racconto mette però in evidenza alcuni aspetti interessanti che sono stati “sorvolati” dai “celebranti di professione”. Innanzitutto la fretta degli Americani di arrivare sulla Luna prima dei Russi. Una fretta dettata da ragioni di politica internazionale e mascherata da impresa scientifica. Più volte nel film compare il famoso discorso di J. F. Kennedy che, poco prima di essere assassinato a Dallas, dichiara che gli Americani sarebbero sbarcati sulla Luna entro la fina del decennio. E ciò sarebbe dovuto avvenire anche se i sovietici erano decisamente più avanti nelle imprese spaziali. Il fatto serve a sottolineare l’azzardo di un’impresa che rischiava seriamente di fallire per approssimazione e impreparazione. Il che ha portato molti a sostenere che viaggio sulla Luna fosse frutto di una finzione, come insinuò, tra gli altri, il film Capricorn One nel 1978.

Un’altra scena che colpisce è la “soggettiva” di Armstrong immediatamente dopo lo sbarco sul suolo lunare. Una distesa di sabbia bianca, un orizzonte ristretto e la Terra che si staglia sullo sfondo. Un immagine che lascia pensare: ma valeva davvero la pena di spendere una smisurata quantità di denaro e di correre tanti rischi solo per questo?

Un pensiero che deve aver sfiorato anche i politici e gli scienziati di tutto il mondo, dal momento che, dopo il secondo allunaggio dell’Apollo 12 e il disastro dell’Apollo 13, per 49 anni si è rinunciato ad altre esplorazioni.


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