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Ci sono vertici mondiali, anche di grande interesse, che non trovano spazio sui media italiani. Un po’ per l’incapacità di comunicare da parte degli organizzatori, un po’ perché i risultati del vertice non sono in linea con la narrazione obbligatoria.

Così in Kazakistan l’Organizzazione mondiale della sanità ha potuto lanciare un allarme poiché 3,5 miliardi di persone nel mondo non hanno cure adeguate. Ma i media italiani erano più impegnati a titolare sullo spread e a difendere stupratori ed assassini.

Nell’indifferenza italiana, dunque, la Dichiarazione di Astana ha riaffermato la Dichiarazione del 1978 di Alma-Ata che vedeva l’impegno globale di tutti i leader mondiali a raggiungere obiettivi comuni per la salute per tutti i popoli del mondo.

Ma i progressi compiuti negli ultimi quattro decenni non sono stati uniformi. Almeno metà della popolazione mondiale non ha accesso ai servizi sanitari essenziali. E la cura delle malattie non trasmissibili e trasmissibili, la salute materna e infantile, la salute mentale e la salute sessuale e riproduttiva sono ancora un privilegio in molte parti del mondo.

Oggi, invece della salute per tutti, abbiamo la salute per alcuni,

ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms.

Abbiamo tutti la responsabilità di assicurare che la dichiarazione di Astana sull’assistenza sanitaria di base consenta a ogni persona, ovunque, di esercitare il proprio diritto fondamentale alla salute.

Sebbene il mondo sia oggi un posto più sano per i bambini, quasi 6 milioni di essi muoiono ogni anno prima del quinto compleanno e per lo più per cause prevenibili e oltre 150 milioni sono rachitici“, ha aggiunto Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell’UNICEF.

Noi come comunità globale possiamo cambiare questa situazione, portando servizi sanitari di qualità vicini a quelli che ne hanno bisogno. Questa è l’assistenza sanitaria di base“.

La Dichiarazione di Astana si inserisce in un movimento globale in crescita che prevede maggiori investimenti nell’assistenza sanitaria di base per raggiungere una copertura sanitaria universale.

Le risorse sanitarie si sono concentrate in modo preponderante sugli interventi per singole malattie piuttosto che su sistemi sanitari solidi e completi, un gap evidenziato da diverse emergenze sanitarie negli ultimi anni.

L’adozione della Dichiarazione in questa conferenza stabilirà nuove direzioni per lo sviluppo dell’assistenza sanitaria primaria come base per i sistemi di assistenza sanitaria in generale“, ha assicurato Yelzhan Birtanov, ministro della Sanità della Repubblica del Kazakistan.

La Dichiarazione di Astana , approvata all’unanimità da tutti gli Stati membri dell’Oms, si impegna in quattro aree chiave:

(1) fare scelte politiche coraggiose per la salute in tutti i settori;

(2) costruire un’assistenza sanitaria primaria sostenibile;

(3) potenziare individui e comunità nella difesa della salute;

(4) allineare il sostegno delle parti interessate alle politiche, alle strategie e ai piani nazionali dei singoli Governi.

La dichiarazione esordisce affermando “con forza l’impegno per il diritto fondamentale di ogni essere umano al godimento del più alto livello di salute raggiungibile senza distinzione di alcun tipo. Nel quarantesimo anniversario della Dichiarazione di Alma-Ata – dichiarano i sottoscrittori – riaffermiamo il nostro impegno in tutti i suoi valori e principi, in particolare alla giustizia e alla solidarietà, e sottolineiamo l’importanza della salute per la pace, la sicurezza e lo sviluppo socioeconomico”.

Secondo la dichiarazione i servizi preventivi, curativi, riabilitativi e le cure palliative devono essere accessibili a tutti. Si devono salvare milioni di persone dalla povertà, in particolare dalla povertà estrema, causata da spese sproporzionate per la salute.

Non si può più enfatizzare l’importanza della promozione della salute e della prevenzione delle malattie e poi tollerare cure frammentate, non sicure o di scarsa qualità: si deve affrontare la carenza e la distribuzione disomogenea degli operatori sanitari, agire sui costi crescenti dell’assistenza sanitaria, delle medicine e dei vaccini.

Non ci si possono permettere sprechi nella spesa sanitaria per colpa dell’inefficienza.

Per costruire un’assistenza sanitaria primaria sostenibile, la Primary healthcare (PHC) sarà attuata in conformità con la legislazione, i contesti e le priorità delle singole nazioni.

Saranno rafforzati i sistemi sanitari investendo in PHC, potenziate la capacità e l’infrastruttura per le cure primarie – il primo contatto con i servizi sanitari – dando la priorità alle funzioni essenziali di salute pubblica.

La priorità è verso la prevenzione delle malattie e la promozione della salute e si dovrà puntare a soddisfare i bisogni di salute di tutte le persone lungo tutto il corso della vita attraverso servizi completi di prevenzione, cura, riabilitazione e cure palliative.

PHC fornirà una gamma completa di servizi e assistenza, comprese vaccinazioni, prevenzione, controllo e gestione di malattie non trasmissibili e trasmissibili; cure e servizi che promuovono, mantengono e migliorano la salute delle madri, dei neonati, dei bambini e degli adolescenti; salute mentale e salute sessuale e riproduttiva.

PHC sarà inoltre accessibile, equa, sicura, di alta qualità, completa, efficiente, accettabile, disponibile ed economica, e fornirà servizi integrati e continui incentrati sulle persone e sensibili al genere. Si dovrà evitare la frammentazione e garantire un sistema di riferimento funzionale tra il livello primario e altri livelli di assistenza.

Servizi di PHC sostenibili migliorano lanche a capacità dei sistemi sanitari di prevenire, rilevare e rispondere alle malattie infettive e ai focolai epidemici, afferma la dichiarazione.

Si creerà lavoro dignitoso e compensi adeguati per operatori sanitari e altro personale sanitario che lavora a livello di assistenza sanitaria di base, per rispondere in modo efficace alle esigenze di salute delle persone in un contesto multidisciplinare. Si investirà nell’istruzione, nella formazione, nel reclutamento, sviluppo, motivazione e conservazione della forza lavoro della PHC, con competenze adeguate e multiprofessionali.

Ci sarà l’impegno per la conservazione e la disponibilità della forza lavoro PHC nelle zone rurali, nelle aree remote e meno sviluppate. La migrazione internazionale del personale sanitario non dovrà creare difficoltà ai paesi, in particolare quelli in via di sviluppo che devono avere sempre e comunque la capacità di soddisfare la salute e i bisogni delle loro popolazioni.

Si dovrà sostenere l’estensione dell’accesso a una serie di servizi sanitari attraverso l’uso di servizi di alta qualità, medicinali sicuri, efficaci e convenienti, compresi i vaccini, la diagnostica e altre tecnologie. Sarà promossa la loro accessibilità e il loro uso razionale e sicuro e la protezione dei dati personali.

Attraverso i progressi nei sistemi di informazione, si raccoglieranno dati disaggregati e di alta qualità e migliorerà la continuità delle informazioni, la sorveglianza delle malattie, la trasparenza, la responsabilità e il monitoraggio del sistema sanitario.

Saranno utilizzate le tecnologie per migliorare accesso all’assistenza sanitaria e per l’arricchimento del servizio sanitario, per il miglioramento della qualità dei servizi e la sicurezza del paziente, e per aumentare l’efficienza e il coordinamento delle cure.

Attraverso il digitale e altre tecnologie, individui e comunità potranno identificare i loro bisogni di salute, partecipare alla pianificazione dei servizi e svolgere un ruolo attivo nel mantenimento della propria salute e benessere.

E sul versante dei finanziamenti i firmatari della dichiarazione chiedono “a tutti i paesi di continuare a investire in PHC per migliorare i risultati di salute. Affronteremo le inefficienze e le ingiustizie – dicono – che espongono le persone alle difficoltà finanziarie derivanti dall’utilizzo dei servizi sanitari, garantendo migliore allocazione delle risorse per la salute, finanziamentio adeguati all’assistenza sanitaria di base e adeguati sistemi di rimborso per migliorare l’accesso e ottenere migliori risultati di salute. Lavoreremo per la sostenibilità finanziaria, l’efficienza e la resilienza dei sistemi sanitari nazionali, allocando opportunamente risorse alla PHC in base all necesità e peculiarità del contesto nazionale. Non lasceremo nessuno indietro, compresi i fragili e chi vive nelle aree di conflitto, fornendo accesso a servizi di PHC di qualità attraverso la continuità delle cure”.

Chiediamo a tutte le parti interessate – conclude la dichiarazione -, operatori sanitari, università, pazienti, società civile, partner locali e internazionali, agenzie e fondi, settore privato, organizzazioni religiose e altro, di allinearsi alle politiche, strategie e piani nazionali in tutti i settori, attraverso approcci incentrati sulla persona e sensibili al genere e intraprendere azioni congiunte per costruire PHC più forti e sostenibili verso il raggiungimento di UHC (copertura sanitaria universale). Sosterremo i paesi perchè possano destinare risorse umane, tecnologiche, risorse finanziarie e di informazione sufficienti a PHC. Nell’attuare questa Dichiarazione, i paesi e le parti interessate lavoreranno insieme in uno spirito di partenariato e un’efficace cooperazione allo sviluppo, condividendo le conoscenze e le buone pratiche nel pieno rispetto della sovranità nazionale e dei diritti umani”.


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