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A dodici anni, ricordo nitidamente di aver mancato una consegna di arte.

Il compito era semplice: fare un disegno. Amavo disegnare, certo, ma adoravo di più la sequela di cartoni animati in onda su Italia1. Perciò addio disegno, nota sul diario e tanti saluti.
Mia madre fece il diavolo a quattro, sentirono le urla persino gli avventori del lavasecco sotto casa (tre piani più giù). Alcuni credo volessero chiamare pure il Telefono Azzurro… inutile dire che con ogni probabilità, la mia adorata mamma cazziò anche loro, invitandoli caldamente a leggersi il dodicesimo comandamento.
La storia si concluse il giorno dopo, a scuola, quando fui costretta a prostrarmi, scusarmi e ancora scusarmi con tanto di lacrime e promesse. Mia madre annuiva, la maestra annuiva, io annuivo. Da allora, giuro, non mancai nemmeno mezzo compito.

Mi fa quindi specie pensare a quello che succede oggi: studenti che menano insegnanti, genitori che menano insegnanti, ricorsi al Tar e in alcuni casi, spuntano anche i coltelli.

Qualche giorno fa a Piacenza, uno studente di prima media colpisce più volte la docente al braccio. Undici anni. Allora penso a mia madre e a cosa avrebbe fatto se mi fossi permessa anche solo di pensare, di fare una cosa simile. Probabilmente sarei ancora reclusa in un qualsiasi monastero di Carmelitane Scalze.

Il 9 febbraio il vicepreside di una scuola di Foggia, rimprovera un alunno che all’uscita importunava i compagni spingendoli. Il classico bulletto spiritoso insomma.
Il giorno dopo, il genitore zelante si avventa sull’uomo reo di aver ripreso l’adorata prole, procurandogli una lesione al setto nasale.
Ce la vedo proprio mia madre fare una cosa simile. Lei non ha mani, no.
Lei ha due pizze, solo che il naso rotto sarebbe sicuramente stato il mio.

La lista comunque è lunghissima, cito anche Bari (ottobre 2017) dove a tranquillizzare gli animi hanno dovuto provvedere i carabinieri e la dinamica è più o meno sempre la stessa: rimprovero, genitrice irata, schiaffi e (in questo caso) conseguente volo di occhiali.

Alla luce di questa (sicuramente approssimativa) analisi, se è vero che “l’incertezza è l’unica certezza” di una cosa sono sicura: mia madre, con le sue regole, la disciplina e il senso del dovere ha reso la sottoscritta un essere umano migliore.


Le opinioni dei lettori
  1. Francesca   On   21 febbraio 2018 at 15:04

    Mamma mia! Come ti do ragione! Oggi vedo genitori isterici che danno sempre contro agli insegnanti, quando dovrebbero solo capire che insegnare il linguaggio dell’odio e della prevaricazione rende i loro figli dei teppistelli bugiardi.

    • Luana Rosi   On   21 febbraio 2018 at 15:08

      L’ultima aggressione è avvenuta un paio di giorni fa se non sbaglio.
      Mia madre diceva sempre “come ti ho fatta, ti disfo”. Ecco, questa sarebbe la mia politica 🙂

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