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Volenti o nolenti, la notizia è rimbalzata un po’ su tutti i mass media; l’Italia sarebbe al penultimo posto in Europa in quanto a numero di laureati. Accantonato l’iniziale sconcerto, ci si può rendere conto anche di ben altro. Ovvero che ciò può significare tutto cosiccome un bel niente

Ovvero le considerazioni in proposito potrebbero essere infinite. Vale la pena di valutarne qualcuna, evitando elucubrazioni di biblica e stucchevole lunghezza.

Innanzitutto: sono in grado le Scuole superiori – con particolare riguardo per i Licei – di preparare adeguatamente per gli studi successivi?

Boh… Ci si permette d’avanzare qualche minimo dubbio.

Frequentando scuole d’indirizzo marcatamente professionale magari qualche possibilità in più c’è (dura, eh?).

Ma specialmente con gli studi classici, almeno così era ai tempi di chi scrive, potevi anche strappare un gran bel voto alla Maturità. Ma se non proseguivi, con tutto il rispetto per Greco e Latino, te ne facevi ben poco. Rischiavi seriamente di non essere in grado di calcolare l’IVA. Per non parlare della lingua straniera, poi. Azzardandoti a (cercare di) parlarla, rischiavi di far la figura tipo quella d’un politico di questi tempi. Che in sede internazionale s’è avventurato a parlar l’inglese con un eloquio tra il maccheronico e il ridicolo. Insomma da barzelletta. E magari all’Università s’andava ad ingrossare le fila dei fuori corso eterni. Specie se si sceglieva una facoltà a mo’ di “refugium peccatorum”. Avendo la benché minima idea di cosa s’intendesse fare da grandi. Con le dovute eccezioni, però.

Alcuni usciti dalle superiori con l’allora “misurazione della febbre” (36, 37, 38…) hanno poi fatto fuoco e fiamme in ambito accademico. Laureandosi col massimo dei voti e magari pure la lode. Altri ancora sono riusciti a crearsi fior di posizione lavorativa accantonando gli studi. E magari si sono persino permessi il lusso di raggiungere il tanto agognato titolo anche tardi. Come classica ciliegina sulla torta.

Non si contano poi coloro che, con tanto di brillante laurea, se hanno la fortuna d’avere un’occupazione si occupano di tutt’altro rispetto a ciò per cui si sono spremuti le meningi lunghi anni.

Ma tornando alla notizia con la quale s’è iniziato tutto il discorso, tanto da stare allegri proprio non c’è. Se i laureati sono davvero pochini e tanti di costoro scappano all’estero un motivo deve pur esistere.

Insomma, i posti di lavoro andrebbero creati in Italia. Anziché bruciare preziosissimo ossigeno con fantascientifiche promesse o per abbondanti scorpacciate d’aria fritta.


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