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Camminiamo e corriamo senza sosta, trascuriamo ogni giorno ciò che capita intorno a noi, la fretta di vivere ci porta a non essere davvero, ci svegliamo con l’ansia del “cosa fare”, “come fare”, del “cosa pensa il mondo di quello che faccio e sono”, e ancora velocemente percorriamo un percorso che poi nella realtà dei fatti forse non sappiamo nemmeno noi dove conduce.
I paesaggi visti dal finestrino di un treno in corsa appaiono sfuocati così come per le nostre vite; la velocità, la frenesia, l’ansia, ci obbligano a paraocchi che ci impediscono di godere dei dettagli, delle sfumature, degli odori di ciò che ci circonda, la frenesia non ci permette di conoscere “l’altro” e forse non consente di far conoscere se stessi.
Fermarsi? Perché farlo se poi dobbiamo recuperare il punto in cui ci trovavamo? La domanda è proprio questa DOVE SIAMO? La vita non è una competizione con gli altri né tanto meno contro se stessi anche perché, potrà sembrare un’affermazione “negativa”, ma tutto termina o comunque è destinato a finire e la cosa divertente che non possiamo nemmeno sapere quando ciò accadrà.
Eppure quando si corre nulla è importante, vuoi arrivare e vuoi giungere in fretta per poter dire al mondo e a te stesso di essere arrivato e magari poter dire di essere il primo. Il primato e la velocità portano però ad un’immediata soddisfazione ma al tempo stesso una profonda solitudine e questo sentimento, infatti, ci spinge a cercare, volere, ricercare un’altra competizione…
Ma poi capita, chissà perché, che tutto muti… assapori direttamente o indirettamente la fine e allora urli, gemi, sbraiti, di divincoli, insulti il mondo, maledici il destino e desideri scappare, fermare la vettura lanciata su un’autostrada veloce e libera da ostacoli… capisci che la vita è vento e tu sei solo sabbia in balia del suo alito che a sua insindacabile discrezione ti conduce nel mondo…
Siamo essere semplici e guardiamo a noi stessi quando il nostro essere è messo in discussione o a rischio ma forse dovremmo essere capaci a farlo prima e imparare a farci trasportare dal vento… anche perché come recita una storica canzone rock “All we do crumbles to the ground though we refuse to see”

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