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Il mondo della montagna è molto diverso da quello delle grandi città. Lo è sempre stato. È unito, al di là dei confini di Stato, dall’appartenenza ad una realtà estrema, difficile. È unito da uno stile di vita.

Lo racconta Davide Peluzzi, capo spedizione del Team Explora, protagonista della costruzione della prima via ferrata dell’Himalaya.

Drolambau Glacier Aprile- primavera 2011:

…tre giovanissimi portatori in lacrime, immersi in una violenta tempesta di neve a quota 5400 metri. Spaventati dalla bufera e dalla durezza della natura selvaggia himalayana, si rifiutarono di oltrepassare il Tashi Lapcha a 5800 m.
Quando arrivai a Lukla e poi a Kathmandu, promisi a me stesso e all’allora Sottosegretario alla Cultura del NEPAL Jaya Ram Sheresta (vedi libro Oma Tsho – ed. Vajra Boo ks
http://www.mountainblog.it/scheda-libro/oma-tsho/
http://www.vajrabookshop.com/categories/books-on-nepal/products/oma-tsho-after-earthquake-rolwaling-the-future) di trovare una “via” per il miglioramento delle condizioni di lavoro dei portatori d’alta quota in Himalaya
”.

E quando un montanaro decide, poi realizza.

Una semplice…idea fraterna.

Il sogno nel 2017 è stato concretizzato con la costruzione della Via Ferrata sulle rocce dell’IceFall del Drolambau che condurrà al Rifugio “Austrian Hut” in via di realizzazione.
La struttura ricettiva d’alta quota è stata ideata dall’amico Josef Einwaller, darà sicurezza a tutti i portatori ed alpinisti che affronteranno l’area del Drolambau glacier, la nuova frontiera dell’alpinismo himalayano.
Alla base della via è stata posta a 5200 di quota sulle verticali rocce di Zabò, una tegola del centro distrutto dal terremoto di Amatrice donata dal 118 a simbolo di unione dei territori e dei popoli Himalayani ed Appenninici colpiti dai terremoti del 2015 per il Nepal e 2016-17 per Amatrice e tutti gli altri centri montani del Lazio-Abruzzo e Marche
”.

La tegola di Amatrice, posta proprio all’inizio della Via del Cielo, come simbolo di unione e fratellanza tra i popoli d’Himalaya e degli Appennini nella speranza che rappresenti anche l’inizio della costruzione di un mondo migliore.

Quando l’esplorazione diventa Cooperazione e scienza…

Un ulteriore gesto d’Humanitas, con l’Uomo al centro degli obiettivi dell’Explora, passaattraverso la costruzione dell’acquedotto a Jagat nel 2013-14, perfettamente funzionante e che fornisce acqua potabile alla scuola (470 alunni ) e a tutte le abitazioni del villaggio.

Senza dimenticare la collaborazione con il Laboratorio di Antropologia Molecolare UNIBO per la ricostruzione della storia genetica dei popoli himalayani e lo studio dell’adattamento umano alle alte quote.
LINK PUBBLICAZIONE SU NATURE: http://www.nature.com/articles/s41598-017-15862-z

Grazie agli Sherpa della Rolwaling e in particolare all’amico Phurba Tenzing Sherpa – Dreamers Destination per i permessi e il supporto tecnico-logistico, alla ditta Fratelli Persia Costruzioni di Tottea per i cavi in acciaio, i materiali ed attrezzature da lavoro.
Grazie a Intermatica SPA per la telefonia satellitare e a MICO Sport per la fornitura dell’abbigliamento tecnico. Grazie a tutti loro IL SOGNO È STATO REALIZZATO
”.

Solo la prima parte, perché Il SOGNO continua con una nuova spedizione tra quest’anno ed il 2019.

Una grande dimostrazione di capacità, coraggio, altruismo e generosità di un gruppo di italiani. Forse un’esperienza troppo positiva per essere raccontata dai media italiani. Ma Electomag ha scelto di farla conoscere. E di far conoscere i protagonisti.

Il Team Explora è composto da Davide Peluzzi (capo spedizione), Giorgio Marinelli (vice Capo Spedizione), Phurba Tenjing Sherpa, Marco Di Marcello (Biologo), Paolo Cocco (Fotografo), Giuseppe de Angelis (Logistica), Marco Sazzini (Laboratorio Molecolare UniBo) e
Karma Sherpa e Patang Sherpa.
Dall’Italia, Roberto Madrigali (Meteo) e Carmela Modica (Press).


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