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Negli ultimi quarant’anni la politica montana ha posto la centralità sull’ambiente e non sull’uomo che lo vive, come metodo c’è il controllo dal centro di ogni iniziativa e ha proceduto cooptando nelle valli personaggi funzionali a tutto questo.

Cominciamo con un tema che mi sta a cuore, quello dell’ambiente che quassù mi circonda e che da sempre per noi montanari è luogo “domestico”, non selvaggio.

Sempre più invece sento parlare di Wilderness, concetto che riporta ad un ambiente naturale e selvaggio privo di tracce dell’uomo, questione tutt’altro che banale per chi vive le Alpi.

Cominciò a parlarne Aldo Leopold, ecologo statunitense della prima metà del ‘900 e prima di lui Henry David Thoreau, filosofo sempre statunitense della prima metà dell’800.

Comprensibile che questa scuola di pensiero si sia sviluppata negli Stati Uniti, dove nel giro di tre secoli era stato travolto e stravolto il precedente millenario rapporto tra uomo e natura.
Negli USA non c’è stato il millenario processo storico che in Europa ha portato alla gestione del territorio e in tempi rapidissimi l’Occidente si è imposto senza andare troppo per il sottile, né con i nativi, né con il territorio.

La ricerca di un equilibrio accettabile, almeno sul piano del rapporto con la natura, ha portato nel 1964 alla firma da parte di Lyndon Johnson del “Wilderness act”.

Con Wilderness si intende da allora “un ambiente naturale e selvaggio, in contrapposizione alle zone dove l’uomo e le sue opere dominano il paesaggio, riconosciuto come un’area in cui la terra e la sua di vita non sono ostacolate dall’uomo, dove l’uomo stesso è un visitatore, ma che non vi rimane”, le aree Wilderness così definite ora sono 757 e comprendono il 5% del territorio degli Stati Uniti. Bella cifra.

Negli USA tutti accettano questa impostazione, ma la filosofia che sottende il Wilderness non può essere accettata a cuor leggero in Europa.
Diverso da noi il contesto geografico, sociale, storico e le zone in cui “l’uomo è visitatore e non vi rimane” non so dove siano, ma la differenza maggiore sta nei più di 3000 anni di storia che a loro mancano e questo, specialmente visto dalle Alpi, fa una bella differenza.

Perché si parla allora di wilderness da noi? Sicuramente non per i motivi che hanno spinto gli USA al Wilderness act, ma principalmente perché avere a disposizione regioni selvagge senza traccia d’uomo sta diventando una necessità per la sopravvivenza delle masse urbane alienate, è un antidoto indispensabile contro la pressione insostenibile della vita moderna, un mezzo per mantenere un minimo di equilibrio e serenità.

Dopo i disastri fatti dalla modernità, in Occidente si sta affermando l’idea che l’uomo non faccia parte della natura, ma ne sia il nemico da allontanare.

A me pare una patologia di massa, epidemia che sta contagiando sempre più persone e che va curata in qualche modo, però non la si cura limitando le libertà altrui.

Qualcuno vuole fare delle Alpi una zona Wildnerness da usare come alibi e compensazione per i disastri fatti in pianura e i Parchi stanno diventando strumento di “colonizzazione interna” (ne parliamo la prossima volta).

Usiamo allora con prudenza la parola Wilderness e mai guardando alle Alpi che storicamente sono una delle zone più antropizzate d’Europa.
Su di esse si sono fatte montanare quasi tutte le culture europee e su di esse vogliamo poter continuare a vivere in libertà.

Cominciamo allora a non parlare più di “panorama naturale” guardando alle Alpi, quassù ci avvolge un “panorama culturale” dove l’orma dell’uomo è dappertutto e non siamo e non vogliamo diventare lo “Yellowstone” d’Europa.
Alla prossima.


Reader's opinions
  1. Ettore Robbione   On   26 Gennaio 2020 at 10:49

    Non sono per niente D’accordo.scritto antropocentrico quindi miope.si parla di danni causati dalla modernità: chi ha creato la modernità? Si vede un limite alla libertà, quale libertà: quella dell’uomo naturalmente di fare tanti Prati nevosi campi da sci strutture olimpiche che marciscono, cannoni energivori e inquinanti per edonisti senza ritegno. Antropizzazione come bene, vulgata che vede il passato come l’Eden mentre di disboscava, e si viveva male infatti sono scappati. Territorio domestico non vuol dire altro che sfruttato per l’uomo e solo l’uomo. Mai sentito parlare di antropocene, bene e il periodo storico epocale che viviamo: l’uomo al centro, padre padrone dell’ambiente perché lui SA cosa fare, è stato investito da Dio per questo!!. Wilferness passaggio obbligato perché si è visto che l’uomo FS belle parole ma non lo fermi nei fatti, allora grazie che vi dono territori più tutelati proprio dall’uomo.negli USA infatti siccome hanno molti difetti ma sono realisti questo l’hanno capito e pur nel loro egoismo capitalistico consumistico esasperato,almeno alcune enclave se le riservano, perché l’uomo non lo fermi. L’uomo è nemico della natura e quando le è amico è sempre e solo per suoi interessi. Il resto pura ipocrisia. Non sono un estremista verde sono un realista che non caccia la testa sotto la sabbia per meri interessi che potrei avere anch’io come tutti.qualcuno non vuol far altro che, visto che la vita nelle città è diventata invivibile, portare il cittadino in montagna per fare affari, questo il motivo vero.fella montagna e quindi della natura a questi non importa niente. Il problema vero è quello demografico, non in recesso ma in aumento. Ma l’uomo con la prevenzione non si può toccare perché è appunto dio in terra, meglio ogni tanto fare un po di guerre( igiene del mondo, qualcuno disse) e così equilibrate il tutto. Questa è la realtà e non la si vuol vedere proprio per nostri meri ed esclusivi interessi non solo economici ma principalmente psicologici di potere. Non a caso queste considerazioni vengono fatte da uomini che aspirano al potere, non importa se piccolo o grande. Ognuno per la sua statura.

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