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Per la capitana Carola, hanno scomodato Antigone. Per gli immigrati ben nutriti, assistiti da medici, psicologi e forze dell’ordine, hanno scomodato lo “stato di necessità” e l’esigenza di “restare umani”.

In questa visione drogata e manichea di una vita quantomeno singolare, da una parte c’è il “bene” (impersonificato da chi sponsorizza una immigrazione incontrollata in nome di una società multietnica e di un ventilato dovere umanitario di accoglienza indiscriminata). E, nel mondo del “bene”, vi sono santità spirituali (come Papa Francesco) e santità laiche (Gino Strada, Saviano, Boldrini …).

Dall’altra, c’è il “male”, rappresentato da chi – secondo una caricatura macchiettistica ma efficace – difende i confini nazionali, chiude i porti senza negare assistenza e cure mediche, combatte contro un’idea di indiscriminata società multietnica. Dalla parte del “male” non ci stanno coloro che la pensano diversamente o semplicemente gli “egoisti”. Vi è molto di più: nel linguaggio imperante politicamente corretto, vi sono i “disumani”, una sorta di “estranei” dai contorni indefiniti e privi di anima pronti a sacrificare bimbi, malati e profughi.

Questo, lo schema di una realtà virtuale che si apprende accedendo ad un social network o ascoltando parlare alcuni “illuminati” dalle tv nazionali. Ma in mezzo a questa bipartizione così netta, c’è poi Vincent Lambert. C’è la sua umanità disconosciuta. Per lui non arrivano capitane coraggiose a speronare il cordone di guardia che presiede il suo passaggio orrorifico dalla vita alla morte.

Per lui non c’è un’Antigone del terzo millennio pronta a violare regole e decreti di morte per “restare umana”. Un’umanità a passi alternati, quella del pensiero progressista. Eppure non è sempre stato così. E’ esistita una cultura di sinistra, certamente più profonda e più seria del macchiettismo buonista contemporaneo, capace di coniugare l’umanità e il disagio esistenziale degli ultimi (ma non solo) con afflati di ampio respiro.

Oggi definitivamente perduti in nome di una battaglia ideologica che si trincera dietro parole d’ordine umanitarie per difendere il miraggio di una società multietnica e dimentica, o peggio, applaude la condanna a morte di sapore barbarico per Vincent Lambert. Che, per la cultura ufficiale, ha perduto lo status umanitario diventando un grumo di cellule e sangue insignificante per via della malattia. E per questo meritevole di morire torturato di stenti. Auschwitz non era riuscita a fare di peggio.
Eppure vi è stato altro, a sinistra. Vi è stato Horkeimer, ad esempio, che a fronte di atrocità simili del genere umano evocava la “nostalgia del totalmente altro”. Ci piacerebbe ritrovare una sinistra che, anziché tifare per gli speronamenti di una panzer tedesca, di fronte alle ingiustizie ad esempio della scienza e della cultura ufficiale, evocasse – come fece il filosofo marxista Horkeimer – una speranza metafisica, un assoluto positivo che ponga un’ultima parola diversa da quella che ha decretato, ad esempio, la condanna a morte di uno di noi.


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