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Un medico – che dice la stampa reo confesso – è indagato per nove omicidi di pazienti ed è lasciato libero di circolare. Uno spacciatore è assolto perché lo spaccio è l’unica fonte di reddito.

Uno stupro di gruppo viene derubricato a stupro multiplo di singoli. Un assassino di alcuni familiari con il Tallio viene assolto per incapacità di intendere e di volere. L’omicida della fidanzata, che lui per una notte ne trasporta il cadavere in macchina, è ai domiciliari perché incompatibile con il carcere.

Qualcosa non torna. Questa giustizia che contratta la pena, che quantifica economicamente i risarcimenti, che promuove la redenzione del reo, che mercifica il delitto è insana. È affetta da quello spirito perverso di maternage che fa giustificare i ragazzi devianti e criminali con il criterio delle madri per le quali: ‘So’ ragazzi’.

Siamo ad una impostazione socioiatrica del diritto secondo la quale nessun normale può diventare un criminale, quindi il reato diventa automaticamente un sintomo di malattia.

Il procedimento penale assume le sembianze di un’anamnesi attraverso la quale trovare spunti di anomalia compatibili al passaggio dalla punizione alla cura.

La carcerazione non è più un luogo di contenimento derivante dalla trasgressione di una norma condivisa, ma un dispositivo di stigmatizzazione che deve essere necessariamente trasformato in comunità terapeutica.

Il folle-reo – come è definito il pazzo che commette un reato – non è relegato in un apposito spazio per psicopatici, ma è amabilmente contenuto in strutture di accogliente riabilitazione.

Per gli autori del crimine è la condensazione giuridica della paranoia: “non sono io ad essere colpevole del fatto” (negazione), ma “sono gli altri che mi hanno condizionato a questo comportamento” (proiezione).

E’ la ragazza con il tanga la causa dello stupro; è la debolezza del tossico che produce lo spacciatore; è la mancanza di amore – come disse il mirabolante Fico – ad istigare l’aggressività.

Il tempo passa, ma la stupidità si riproduce in maniera quasi quasi più incalzante. Con l’aggravante di non essere più la componente della fazione radical-sinistrorsa della società, ma ha intriso le istituzioni politiche e gli apparati di governo.

La colpa è stata sostituita dal disagio, la motivazione della sentenza dalla diagnosi, la sentenza dalla terapia.

Se poi uno viene assolto per avere sputato in faccia ad un poliziotto mi aspetto una valutazione nella motivazione della sedicente sentenza come di una scialorrea incontenibile ed una sedicente condanna ad una pulizia dentale e a sottoporsi a due gargarismi al giorno con un collutorio offerto dallo Stato.

Quando una tragedia diventa farsa, solo il ridicolo vi può seppellire, nell’impossibilità di una più concreta sepoltura.


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