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È trascorso meno di un mese dallo show di Mattarella in occasione dell’anniversario della bomba di Bologna. Quando il presidente della repubblica aveva sottolineato l’importanza di assicurare la verità ai parenti delle vittime di Bologna e di Ustica. Una verità che passava attraverso i documenti che lo Stato, rappresentato da Mattarella, si rifiuta di divulgare. Strano modo di fare chiarezza, di rispondere alla domanda di trasparenza. Una farsa, in realtà. Perché il presidente che un mese fa prometteva la verità è lo stesso che non muove un dito per togliere il segreto di Stato su quegli episodi e su altri, a partire dalla strage di via Fani e dell’omicidio Moro.

Troppi interessi da tutelare. O, più semplicemente, un castello di decenni di menzogne da proteggere. La verità è pericolosa, sconvolgerebbe le ricostruzioni di comodo propinate in questi anni. Renderebbe evidenti i pasticci internazionali, i giochi di potere, i rapporti di forza, le alleanze reali che sono spesso diverse da quelle ufficiali. Bisognerebbe spiegare le presenze di elementi vicini alle Brigate Rosse a Bologna nei giorni della bomba alla stazione. Bisognerebbe spiegare le protezioni accordate ai proprietari del bar di via Fani dove si erano nascosti i terroristi. Proprietari strettamente imparentati con un ex presidente della repubblica. Bisognerebbe spiegare la farsa della seduta spiritica di Prodi con l’indicazione di Gradoli, il nome della via dove avevano rifugio i brigatisti. Indicazione senza seguito, ovviamente. Oppure la proprietà dello Ior, la banca vaticana, di alcuni covi delle Br.

No, meglio nascondere tutto. E mandare Mattarella a fare uno show con i parenti delle vittime, promettendo ciò che sa benissimo di non potere e non volere mantenere.


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