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Non mi si dica più che la Rai è un carrozzone: che dilapida i nostri denari, ingrassando personaggi imbarazzanti, con programmi inguardabili e con un insopportabile taglio politico.

La Rai ha cambiato marcia: da quando è arrivato Foa, è tutta un’altra solfa.

Si risparmia, si riflette e, soprattutto, si producono format su misura per il popolo italiano.

La Rai è, insomma, diventata, finalmente, una televisione pubblica, da mandarina che era.

Prendiamo il tradizionale spettacolo di Capodanno.

Prima, era tutto un fiorire di lustrini e champagne: star e starlette vippeggiavano, bardate, secondo la circostanza, ora da sciatore domenicale, se la serata era a Cortina, ora da Wanda Osiris, se la si faceva in studio.

E luci formidabili, schioppi, stroboscopiche a manetta: grandi conduttori, grandi ospiti, tutto un carnevale da festa a casa Berlusconi.

E il povero cittadino, nel suo bilocale a Pumenenengo, da una parte era estasiato da tutto quello sfarzo, ma, dall’altra, pensava pure che il Krug a fiumi era foraggiato dalle sue tasche sdrucite: incazzandosi un tantino con la casta.

Certo: costa la casta, porca l’oca. E in viale Mazzini, finalmente, devono averlo capito che, prima o poi, a vedere tutto questo spreco, la gente schiatta: quando le vacche sono magre, le Maserati altrui ti fanno girare le palle.

Così, quest’anno, c’è stato un salutare giro di vite. Mini palco, mini show: tutto incapsulato in una piazza piuttosto esigua, a Matera.

Matera, nel 2019, è la capitale europea della cultura: bene hanno fatto a sceglierla e a ripetere, ogni tre per due, di venire a Matera, che stramerita. Sperando che la nuova, avveniristica, stazione delle ferrovie appulo-lucane, che collega la città a Bari e al suo aeroporto, sia pronta nei tempi previsti: altrimenti, bye-bye turisti.

Bella la scelta di sostituire gli ospiti con dei pensionati: siamo un Paese di anziani, perciò la scelta di invitare sul palco dell’ultimo dell’anno una valorosa pattuglia di ex artisti, giubilati da decenni, se pure mai qualcuno se li fosse filati ai bei tempi, è parsa vincente.

Massimo Ranieri ha folgorato il pubblico, con un saggio formidabile di resistenza all’ictus: le carotidi del famoso scugnizzo sembravano tiranti del ponte di Brooklyn, mentre gargarizzava i suoi encomiabili evergreen. Ma lui era la stella dello show.

Da non si sa quale armadio, è stata riesumata Ivana Spagna, che, vestita come una cantante tardopunk dei primi anni Ottanta, ha intonato un paio di hit di cui nessuno aveva memoria, compreso il pubblico di più veneranda età.

Vabbè: applausi. Poi, sono emerse dagli scantinati della baggina due sopravvissute degli Chic (..le freak c’est chic!), del tutto afone, ma vestite, come ai bei tempi, da lampadario. Le due redivive saltellavano con entusiasmo sul palco, nella totale indifferenza di tutti, emettendo qualche rauco sospiro e nulla più, per la gioia dei laringectomizzati a casa.

La Rai, ve lo dicevo, è cambiata: pensa anche ai meno fortunati, ai disabili, al pubblico H. Tanto è vero che ha chiamato a presentare lo spettacolo l’unico presentatore al mondo con un severo quadro di dislessia nel curriculum: l’evidente difficoltà ad enumerare o a fare semplici collegamenti è stata un vero balsamo per quella confraternita di dislessici, discalculici e disgrafici che pare essere diventata la scuola italiana.

Infine, in una vera apoteosi, è apparso sul palco il simulacro disibernato di Alan Sorrenti: saranno quarant’anni che lo sgelano per fargli ricantare “Figli delle stelle” e poi lo ripongono subito nel freezer. L’ibernazione non pare aver lasciato segni sul celeberrimo cantante anglo-napoletano: faceva recere i cani prima e li fa recere anche oggi.

Tre, due, uno: evviva!

Tanti auguri, sia pure in tono minore: auguri sobri, austeri.

D’altronde, gli anzianetti dovevano rientrare nei rispettivi ospizi entro l’una: per cui, avanti, alè, sbaraccare!

Rimane, insieme a quel senso di tristezza che accompagna il dopofesta, la soddisfazione per questa svolta epocale della televisione di Stato, che prelude ad altre, incisive, riforme.

Se le cose vanno avanti così, la prossima festona della vigilia la allestiranno in un cortile di Quarto Oggiaro, facendo cantare e ballare qualche spacciatore e due o tre disoccupati.

Si chiama realismo, bellezze.


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