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Si può negare ad un giovane di festeggiare i 18 anni insieme alla morosa ed agli amici e parenti, solo perché ha ammazzato a sangue freddo un padre di famiglia al lavoro?

Ovviamente no, i 18 anni si compiono una volta sola e chissenefrega se la famiglia della vittima ha poco da festeggiare.

Si può tenere in carcere un padre di famiglia di meno di 30 anni solo perché ha violentato una donna? Ovviamente no. E che sarà mai, oggigiorno, uno stupro di fronte ai problemi che deve affrontare il pianeta. E pazienza se lo stupratore, consapevole del meraviglioso funzionamento della giustizia italiana, violenta un’altra donna prima di tornare a casa a fare il bravo marito e padre. Forse sbagliano i carabinieri ad arrestarlo di nuovo, per andare ad infastidire il magistrato che lo ha già liberato la prima volta dopo pochi giorni di carcere.

Sono soltanto due degli ultimi esempi di perfetto funzionamento della giustizia italiana. Sicuramente i magistrati avranno interpretato a modo loro, e dunque legittimamente, le leggi. Ma si è visto che neppure questo è un problema. Se ai magistrati le leggi non piacciono, non le applicano. Punto e basta. Loro, unti dal signore, loro, giudici per grazia divina. E chissenefrega dell’inutile slogan “In nome del popolo italiano”, perché sanno benissimo che il popolo italiano vorrebbe tutt’altro. Ma il popolo non giudica per grazia divina, non è unto dal signore e tantomeno dal partito. Il solito partito, ovviamente.

Ed allora, in nome della segreteria del partito, si verificano episodi come quelli di Bibbiano, si concedono festeggiamenti anche sui social agli assassini (ovviamente Facebook non censura profili e foto degli assassini, non violano i parametri del padrone), si mettono in libertà gli stupratori. Perché, in fondo, le vittime non sono Vip, non frequentano ristoranti, teatri, località turistiche dove possono incontrare i magistrati. Le vittime non contano nulla e possono essere umiliate dai giudici in nome del politicamente corretto, delle teorie strampalate sulla famiglia, della riabilitazione del criminale. C’è solo l’imbarazzo della scelta per giustificare vergognose decisioni. Perché le uniche che non possono scegliere sono le vittime.

Eppure, di fronte a questa realtà, la riforma della giustizia che si vuol mettere in campo si occupa di eliminare la prescrizione e non di cacciare, a pedate, chi giudica in base al prurito del giorno. Chi, con le proprie decisioni, mette a rischio la vita di persone per bene che, con il proprio lavoro e con le tasse, mantengono i magistrati che sbagliano.


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