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La giornata della memoria, anzi la settimana, è ormai trascorsa e, per dirla con don Lisander, ElectoMag

…di mille voci al sònito,

mista la sua non ha.

In merito all’enorme sforzo mediatico che ogni anno investe l’argomento pensiamo (in linea con il motto della nostra testata “liberi di pensare”) sia lecito porsi qualche domanda, o meglio, una domanda: come mai, a ottant’anni dalla tragedia della Shoah, si continua a parlare dello sterminio nazista ma si dimenticano le altre innumerevoli stragi perpetrate nel corso del XX secolo?

Qualcuno dirà che lo sterminio degli ebrei rappresenta il culmine di tutti gli altri stermini. Si tratta però di una affermazione che non può convincere del tutto.

Infatti i media non dedicano non dico una giornata della memoria, ma neppure una parola in merito allo sterminio degli Armeni (2.000.000 di morti), quello dei Kulaki ai tempi di Stalin (15.000.000) o alle “purghe” dello stesso Stalin negli anni trenta (Aleksandr Solzhenytsin, nel suo libro “Arcipelago Gulag” parla di 66,7 milioni di vittime del regime sovietico tra il 1917 e il 1959); e ancora le stragi di Pol Pot e dei Khmer rossi in Cambogia (3.000.000 di persone massacrate in base ai calcoli di uno studio americano), o il milione di morti di etnia Tutsi perpetrati in Ruanda ad opera del popolo degli Hutu.

Per non parlare dei morti civili durante la Seconda Guerra Mondiale, compresi i 3.000.000 di bengalesi lasciati morire di fame da Churchill, secondo quanto affermato da Franco Cardini in un suo recente libro. E ci limitiamo solo alle più conosciute.

Perché di tutto ciò non si parla mai? Dobbiamo per forza credere che per storici e media ci siano morti (e stragi) di serie A e di serie B?
Tanto più che le rievocazioni annuali in merito all’Olocausto non sembrano ottenere i risultati sperati.

Su La Stampa di domenica scorsa Harry Wall ha denunciato che “un recente sondaggio della Cnn in Europa ha rivelato che circa un terzo degli intervistati europei in 12 paesi ha dichiarato di sapere “solo qualcosa”a proposito dell’Olocausto: in Francia, quasi il 20% dei giovani tra i 18 e i 34 anni, ha affermato di non averne mai sentito parlare. E negli Stati Uniti un sondaggio fatto all’inizio di quest’anno ha mostrato che il 66% dei millenial non aveva nessuna conoscenza di Auschwitz”.

E in Italia? In base a un sondaggio Ipsos realizzato per l’Aned, riportato dal Messaggero Veneto, “quasi uno studente su tre non sa che cosa sia la Shoah. In quel trenta per cento di ragazzi c’è chi non ne ha mai sentito parlare, chi non sa bene cosa significhi e la maggior parte che pensa di conoscere il termine, ma poi ne dà una definizione sbagliata”.

Lasciamo ai nostri lettori i gravoso compito di trarre le dovute conclusioni in margine a queste considerazioni. Perché il motto “liberi di pensare” non vale solo per noi ma anche per tutti loro.


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