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Decine di giornalisti, fotografi e tv da tutto il mondo, e poi la folla, ancor più consistente di quella del mattino per il vicepremier Matteo Salvini.

È stata un’accoglienza senza precedenti quella riservata dal popolo di Atreju a Steve Bannon, l’ormai famosissimo ex stratega di Donald Trump.

L’inventore dell’Alt-Right, oggi in “missione” per riunire i populisti europei contro Bruxelles, è salito sul palco della festa nazionale di Fratelli d’Italia andando subito al sodo:

La lotta oggi è tra coloro che difendono le nazioni e la sovranità, e le élite finanziarie di Davos e Bruxelles.

Una sfida quasi apocalittica, in cui lo stile americano si sente tutto. Lo “Zio” Steve, già dal look, un castigato total black, ha l’aria del predicatore. Il palco è cosa sua, lo si percepisce chiaramente, e l’esperienza maturata a parlare in pubblico si vede. Lo stesso riferimento continuo, quasi ossessivo, alle radici giudaico-cristiane e all’asse Washington-Roma-Gerusalemme ha un qualcosa di “messianico”, ma alla platea sembra piacere.

Gli stand che forniscono gli auricolari per la traduzione simultanea sono stati presi d’assalto da chi non voleva perdere nemmeno una parola del “profeta” arrivato da oltreoceano.

Il progetto di Bannon è chiaro: la costruzione di The Movement, una sorta di fondazione populista per supportare i leader sovranisti alle prossime elezioni europee e far da contraltare alla famigerata Open Society Foundations di George Soros. Il tutto con lo scopo di colpire “da dentro” un’Europa diventata ormai un pericolo per gli Stati Uniti.

Dai dazi ai progetti di un’Esercito europeo, passando per le sanzioni all’Iran e arrivando fino al gasdotto Nord Stream e la lotta tra euro e dollaro negli scambi internazionali, l’Unione Europea sembrerebbe sempre più intenzionata a prendere una traettoria diversa da quella indicata da Washington, con la Germania a guidare il continente.

Un incubo per l’amministrazione americana, al quale il buon Steve è pronto a dare una soluzione: “La rivoluzione sovranista partirà dall’Italia grazie a leader come Matteo Salvini e Giorgia Meloni – assicura dal palco di Atreju -. Sono loro il riferimento a cui tutti i partiti europei guardano con ammirazione. Presto nessuno dovrà più dire all’Italia cosa fare e se questa impostazione funziona, presto funzionerà in tutto il continente“.

Un’equazione semplice, il ritorno alla cara e vecchia sovranità degli stati nazionali, sulla quale sia più facile per il presidente Trump far pesare la supremazia americana.

Ovviamente, non per interferire nella questioni interne, ma per difendere i valori dell’Occidente (Israele compreso) contro l’Islam.

Una storia già sentita, verso la quale tuttavia la destra italiana ed europea sembrerebbe continuare a provare un’attrazione fatale.


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