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Con il libro “Padrini fondatori”, Marco Lillo e Marco Travaglio compiono l’ennesima operazione di depistaggio dal reale problema del sistema mafioso italiano.

Parlando di trattativa “che battezzò col sangue la Seconda Repubblica”, deviano dal fatto documentato che l’iniziale trattativa fu il concepimento della Prima Repubblica, altroché il battesimo della Seconda. Quest’ultima fu, caso mai, la revisione del trattato, ma non la sua declinazione originaria.

Fu Charles Poletti, membro della Corte Suprema dello Stato Di New York, il fiduciario dei circoli della Corona e dei massoni della congrega badogliana, a preparare per primo in Sicilia con i mafiosi e le spie americane lo sbarco dell’invasione.

Intanto, nel carcere americano di Great Meadow, iniziava la collaborazione tra Lucky Luciano – “un pluriomicida con un curriculum criminale unico nella storia, il più pericoloso gangster americano” – e le autorità politiche e giudiziarie americane, allo scopo di organizzare e sostenere l’arrivo in Italia e la prima organizzazione democratica.

In quel periodo fu tutto un andirivieni carcerario tra Meyer Lansky, mafioso del “Sindacato ebraico”, Frank Costello della “Anonima Omicidi”, funzionari dei servizi segreti e magistratura: “paradossale pellegrinaggio di boss mafiosi” e “perversa alleanza” con le istituzioni politiche.

Alle preoccupazioni americane sull’eventuale mantenimento della parola da parte dei mafiosi, Lucky Luciano disse: “Avvocato, faccia presente ai suoi amici dell’intelligence che le prigioni siciliane sono piene di antifascisti, perché gli uomini d’onore sono per forza antifascisti”.

Fu così che si stabilì la liberazione dei mafiosi detenuti dopo lo sbarco e il loro utilizzo in funzione politica, fondando il primo capillare controllo dell’auspicata democrazia.

Poi tutto andò come doveva andare. Calogero Vizzini, a detta di Poletti rappresentante dell’“alta mafia”, coordinò la rete mafiosa. Vito Genovese, strettissimo collaboratore di Luciano nonché “assistente” dell’onnipresente Poletti applicò la strategia di occupazione pubblica. Tanto per ribadire ed essere chiari: Genovese, ricercato per omicidio e possibile candidato alla sedia elettrica, fu “regolarmente arruolato dagli americani” e collaboratore con “gli affari della Sicilia da poco occupata”. E “la collaborazione della mafia fu totale”.

Andando a salti: Calogero Volpe, futuro deputato e sottosegretario alle Poste aveva, come “braccio armato”, Genco Russo, Calogero Vizzini e Vanni Sacco, mentre Bernardo Mattarella, padre dell’attuale Presidente della Repubblica, benediva “con un articolo sul ‘Popolo’ l’ingresso nel partito dei villalbesi di don Calogero Vizzini”.

Nessun Anti-Stato, quindi, ma “le mani legate dello Stato nei confronti della mafia a causa dei crediti internazionali che essa aveva accumulato”.

Del resto, ogni cosa è nota, e per chi vuole approfondire si consigliano tre saggi illuminanti: I padrini della Patria di Santamaria, Da Cosa nasce Cosa di Alfio Caruso e La prima trattativa Stato-Mafia di Lomartire.

Questa Repubblica democratica e antifascista nasce con la mafia e con essa si struttura.
Tutto il resto è manipolazione, sotterfugio e cinica autoassoluzione.


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