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Si torna a scuola. Bella roba, direte voi: consolatevi, è lo stesso che dico io, da trent’anni a questa parte.

Dunque, inizia un nuovo anno scolastico, in un’Italia che sembra voler decisamente cambiare registro in tante cose, tranne che in quella che, più di ogni altra, bisognerebbe cambiare, per cambiare davvero il futuro: ovverosia, la pubblica istruzione.

I fanciulli non si sono ancora stravaccati sui banchi, le professoresse non hanno ancora iniziato a sbuffare, e l’implacabile macchina tritapalle già ci lancia segnali sull’immediato futuro.

Mi arriva una circolare, in cui mi si propone un corso di aggiornamento il cui punto chiave sarà: “Acquisire strumenti utili all’individuazione di percorsi di miglioramento coerenti con le priorità e gli obiettivi di processo del RAV (es. analisi SWOT, diagramma di Ishikawa, economia della ciambella di Raworth…)”.

Vabbè che capire di non capire è una forma di intelligenza, ma, con tutti i problemi concreti che ha la scuola italiana, dagli insegnanti analfabeti ai dirigenti incapaci, dalle lacune matematiche a quelle linguistiche, davvero si sente la necessità di erudire gli aspiranti caporalmaggiori della scuola sulla signora Raworth e le sue economiche ciambelle? La decrescita felice, la ricchezza sociale, l’individuazione di problemi nel maledetto Brainstorming: questo il vangelo della scuola del terzo millennio, tra Kate da Oxford e Kaoru da Tokyo, mentre Fedeli da Treviglio finiva di minarne le fondamenta.

Ecco, questo credo sia il punto essenziale: l’irrealtà del mondo scolastico. E questa irrealtà, cari electomagici, è il solito amore per l’astrazione della sinistra italiana, di cui tante volte abbiamo letto e scritto: quello per cui, se la teoria cozza palesemente contro la realtà, si cancella pervicacemente ed ottusamente il Vero, pur di affermare il principio.

E’ un po’ come se uno scienziato matto postulasse che l’uomo, dopo aver bevuto la gazosa, potesse volare. E si schiantasse dalla nord dell’Eiger, ruttando come un portuale, dopo litri dell’effervescente bevanda, per affermare la bontà delle proprie idiozie. Solo che, nel caso della sinistra, non è lo scienziato che si butta: la specialità della casa è quella di fare il gay con le chiappe degli altri.

Le teorie catastrofiche, l’ignoranza abissale dei più elementari principi della trasmissione del sapere, il linguaggio ieratico che non significa una sega, sono tutte cose che ricadono sulle spalle degli studenti, dei genitori, degli insegnanti: e a quelli del MIUR cosa volete che importi? Loro stanno lì ad inventarsi astruse baggianate, tanto lo stipendio e le prebende non gliele tocca nessuno: loro sono lì, ultimo presidio della rivoluzione, mica balle!

Perchè la scuola, che, come dicevo poco sopra, dovrebbe essere l’avanguardia del cambiamento, il punto di partenza per un ritorno alla sensatezza, alla semplicità, all’educazione, è, invece, l’estrema roccaforte del sinistrismo: di quel modo demente di vivere una vita sulle piante, fatta di parole complicate, di fumo, di illusioni e di autocompiacimento. Una roccaforte in cui si passano ore ed ore a disquisire del diagramma di Ishikawa (uno che farneticava di “qualità totale” nel Giappone del 1943: tanto per essere aderenti alla realtà) tra persone che non hanno mai letto Gadda e che, poi, scrivono “l’hanno passato”, riferendosi al 2017.

Sappiatelo e preoccupatevi, amici electomagici: nelle mani di questi matti ci sono i vostri figli. E l’inizio del nuovo anno ci fa capire che la battaglia sarà sanguinosa e complessa. Se la si perde o, meglio, se nemmeno la si combatte, i giovani saranno avviati alla loro vita professionale e civile, sulla base di una Weltanschauung come questa: ciambelle e brainstorming.

Tanto, ci penserà la realtà a svegliarli dalla favola bella, a suon di ceffoni. Esattamente come sta succedendo per la sinistra. Ma ci vorrà parecchio tempo, purtroppo.


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