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Uno non è nano, sono gli altri che lo fanno sentire nano. Quindi, io sono il risultato di un bambino la cui infanzia e adolescenza è stata gravemente condizionata dalle cattiverie di chi mi ha frustrato in una mia vocazione naturale: fare il pivot della nazionale di pallacanestro.

E così, un giorno mi accorgo anche di aver buttato via tanti anni di onesta medicina, quando scopro che la prevenzione del diabete ha sempre aumentato la glicemia, così come la prassi di una vita sana ha contribuito alla diffusione delle malattie cardiovascolari, e le campagne sull’alimentazione equilibrata hanno prodotto picchi di anoressia e di obesità.

Questa impostazione di pensiero, che scatenerebbe un sonoro ‘Vatti a costituire in manicomio’ da parte di una mia ex guardia del corpo in una delle sue meno truculente esternazioni, è identica a quella che un certo Roberto Morelli, giornalista del quotidiano Il Piccolo, esprime a proposito della questione legalità e pericolosità in un articolo del 6 agosto.

Più manganelli e divise aumentano l’insicurezza”: è questo il titolo che incornicia la farsesca interpretazione data dall’esilarante opinionista della situazione criminale italiana legata all’invasione allogena.

Adeguato a quel miserevole pensiero unico e omologato, che tutto macina nel relativismo concettuale e nella melassa indifferenziata dell’interpretazione cristianuccia e lacrimevole, l’articolista non accenna minimamente ai dati che molti tecnici del settore sicurezza, giustizia e prevenzione danno del fenomeno delinquenziale che caratterizza la società attuale, e che è a pieno carico delle orde incontrollate di clandestini che imperversano in Italia e in Europa.

Lui e sodali, trincerati dietro alle scrivanie delle redazioni, applicano la regola prescritta dagli Ordini dei giornalisti, quella di evitar di creare ‘allarme sociale’: la dicitura melliflua e viscida che la democrazia applica per ciò che un tempo era chiamata censura, termine aborrito dai falsari della comunicazione.

Con un linguaggio untuoso e giudizi subdoli, si parla contro un “impoverimento dell’Occidente” che non vede la ricchezza insita nell’accoglienza e nel sedicente multiculturalismo. Si condisce il tutto con menzogne ripetute come un mantra e smentite dai più autorevoli e preparati esperti della questione migratoria: “disperati in fuga dalla guerra e dalla povertà”.

Falso, tutto falso!

Il novantacinque per cento non scappa da nessun conflitto, e molti sono benestanti nei loro paesi.

Il fine espositore delle opinioni suggerite dal potere omologante, evidentemente, non conosce la realtà di questa invasione – perché di invasione si tratta, e Ceuta insegna – oppure, fatto ancora più grave, la conosce ma evita di parlarne, ubbidendo a padroni ben più potenti del coraggio personale e dell’onestà intellettuale.

Oscura l’informazione sulle infiltrazioni terroristiche approdate in Occidente, sull’allarme diffuso in tutta Europa, sugli scontri da guerra civile nel lontano Nord, sulla gestione mafiosa delle ong, sulle 904 aggressioni a donne bianche nel 2017 da parte di uomini di colore in Italia, sulla criminalità nigeriana, sugli spacciatori marocchini, sulla percentuale del trenta per cento della popolazione carceraria straniera e su altri innumerevoli aspetti criminali di importazione forzata.

Nega, o fa finta di non conoscere, la realtà di questa occupazione allogena tra sfruttamento schiavista e manodopera delinquenziale e, invece, si contorce in una considerazione grottesca, se non fosse concettualmente pericolosa: “La protezione contro un supposto pericolo in realtà lo evoca e gli dà forma, lo rende vivo e presente, anche se non c’è e anche quando – come oggi – i reati sono in diminuzione”.

Quindi, le aggressioni, gli stupri, gli atti di cannibalismo sono solo delle percezioni che devono essere ridimensionate nel quadro culturale alternativo che sarà il nostro futuro stile di vita secondo la Boldrini, e comunque necessario alle nostre pensioni secondo Boeri.

E se così non fosse, peggio per la realtà.


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