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Sì, lo so: la didattica, l’inclusione, la flessibilità. Sono trent’anni che mi tritano gli zebedei con tutte queste belle balle assortite: gli obiettivi, i moduli, le competenze

E sono trent’anni che, dentro di me, penso al mio vecchio maestro Sala, che ci raccontava della guerra in Albania e che non sapeva nemmeno cosa fosse una competenza: al massimo, avrà creduto che si trattasse di ciò che ti spetta ogni mese, per il lavoro che fai.

Eppure, ha tirato su un migliaio di giovanotti, quasi tutti riusciti ammodino: fa giusto eccezione lo scrivente

In questi trent’anni, ho scritto centinaia di articoli in cui cercavo di spiegare perché, a mio parere, la scuola va a rotoli: ci ho scritto perfino un libro, edito da uno che ha pensato bene di fallire in contemporanea con l’uscita del capolavoro cimminiano.

Da qualche parte deve esserci un magazzino pieno di miei volumi sulla catastrofe educativa, tutti belli imballati

Insomma, io ci ho provato: ci ho provato in tutti i modi, dalla denuncia allo sghignazzo, dall’argomentazione dotta all’insulto.

Ma la scuola non ha fatto un plissé. Si è limitata a rimbalzarmi e ha proseguito sul suo cammino

Così, lo confesso, ho esaurito gli argomenti. Parlerò, perciò, coi fatti: mi limiterò a descrivervi un aneddoto mignolo mignolo, per farvi capire come le cose siano giunte ad un punto di non ritorno.

Premetto che considero i consigli di classe un inutile e deleterio siparietto, in cui si sbrigano praticuzze burocratiche, solo perché è fatto obbligo di sbrigarle. Ciò detto, una volta si facevano gli scrutini: uno nel primo quadrimestre e uno alla fine dell’anno.
I genitori, se volevano notizie sull’andamento scolastico della prole, venivano a parlare con gli insegnanti, nell’apposita ora di ricevimento.

Però, sembrava poco bello obbligare i poveri genitori ad un simile tour de force: si decise di organizzare incontri collettivi, alla fine di ogni quadrimestre, magari il sabato, per favorire chi lavora.

Siccome, però questa specie di mercato delle vacche quadrimestrale non sembrava ancora sufficiente, le menti elette della scuola iniziarono ad elaborare una nuova strategia, paraculissima.

L’introduzione del registro elettronico avrebbe dovuto ovviare al problema: tu, genitore, hai la tua password, accedi al sistema e ti guardi i voti del pargolo, le note e le assenze

Invece, ovviamente, non si è risolto un tubo: molti genitori non hanno, non sanno, non vonno, non ponno.

E vuoi non andare incontro alle legittime esigenze di questi cari papà e mamme? Ecco, dunque, il pagellino infraquadrimestrale: una letterina con indicate le insufficienze del fenomeno, da inviare, in duplice copia (perché non si sa mai) ai genitori degli asinelli. Ovviamente, il tutto debitamente verbalizzato nei sopracitati consigli di classe, acciocchè non si perda testimonianza di tanto alacre sollecitudine.

Perciò, ricapitoliamo: colloqui, ricevimento collettivo, registro elettronico, pagellino e verbalito. Non ci siamo fatti mancare nulla

E, naturalmente, quando il bel capo d’opera sarà verosimilmente stangato con dieci o dodici insufficienze, il genitore, uno o due che sia, cadrà dal pero.

Per cui, è previsto il ricevimento dei genitori dei bocciati o dei rimandati da parte del coordinatore, che dovrà spiegare agli imbufaliti la rava e la fava della feroce misura repressiva.

E mai, dico mai, una volta che si dica a questi genitori che prendono la scuola come un fast food la verità vera: ovvero che i loro bambini sono scemi

Supremamente scemi. E che non avrebbe potuto essere altrimenti, avendo avuto padri e madri iperprotettivi, ignoranti, sbadati, assenti. E che, se ci fosse stato ancora qui il maestro Sala avrebbe preso a calci nel preterito tutti quanti.

Ma lui aveva fatto la guerra, lui. Noi la dobbiamo ancora fare.


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