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Ha fatto scalpore l’ennesima figuraccia di Saviano nella trasmissione di Rai2 “Il supplente”: il nostro castigamatti dal cranio appuntito, dopo essersi assicurato che la barba fosse trascurata al punto giusto, si è presentato a degli incolpevoli studenti delle superiori, per spiegar loro la Grande Guerra.

Naturalmente, sapendone meno che niente, ha commesso errori da sbellicarsi dalle risa: primo fra tutti infilarci l’affaire Dreyfus, con una topica formidabile.

Adesso, miei cari electomagici, vi direte: “Ovvio che Cimmino sia incazzato: studia la Grande Guerra da tutta la vita, ha il cranio ancora più turricefalo di quello di Saviano, e mai nessuno che l’abbia invitato in televisione, nemmeno a pagamento!”.

Invece no: non sono per niente incazzato. Che uno come Saviano vada alla Rai, e io no, è nella natura delle cose. Che il Nostro racconti delle baggianate sesquipedali è pure nella forza delle cose. Di fatto, comunque, la figuraccia cosmica del macilento Saviano ha destato un vero vespaio di commenti inferociti contro gli ignoranti che salgono in cattedra.

In parte, sono d’accordo, uno come Saviano che sputa sentenze a pera, pagato a peso d’oro, nella grottesca parodia di una lezione scolastica, è un insulto feroce a chi, ogni giorno, cerca di insegnare qualcosa ai propri studenti, per uno stipendio da fame.

Ma a me tutta la faccenda ha ispirato un’altra riflessione: vogliamo parlare dei supplenti veri? Quelli che arrivano nel mondo della scuola direttamente dalle nostre università del terzo millennio: i figli di Erasmus e degli esami a crediti? Perché, se vi incazzate per la sicumera ignorante di Saviano, per quella di chi insegna ai vostri figli per un anno intero dovreste scendere in piazza con le picche!

Immagino i commenti: mica sono tutti così, ci sono giovani supplenti bravissimi… Grazie al cucù: vorrei ben vedere! Ma la media, cari miei? La media è disastrosa. Quelli che ho visto io (e vi faccio presente che non parlo di zone disagiate, di università di frontiera, ma della ricca e colta Lombardia) sono quasi tutti dei somari di prima grandezza: non sanno nulla, non capiscono nulla, non sono nemmeno capaci di quello straccio di umiltà che permette ad un analfabeta di emendarsi, apprendendo, se non le cognizioni, almeno i meccanismi della cognizione.

Insomma, sono quasi peggio di Saviano. Di quelli, però, non ci si indigna: si sorvola. Troppa fatica affrontare il tema del calo qualitativo dell’insegnamento, dell’inadeguatezza della preparazione, dell’inefficienza del reclutamento e della selezione. Bisognerebbe, figuriamoci, mettere in discussione tutto il sistema: rivedere i criteri, i curricoli, le discipline universitarie. Per tacere dei cattedratici messi lì dalla politica.

Quindi, sfoghiamo la nostra rabbia su Saviano, che è il bersaglio perfetto: presuntuoso quanto ignorante, approssimativo quanto supercilioso. Intanto, ai nostri figli insegnano che andare a capo con l’apostrofo è uguale a non farlo e che la battaglia di Gallipoli è avvenuta in Puglia. Rinascesse Erasmus, anziché l’elogio della pazzia scriverebbe quello dell’idiozia. E non lo ascolterebbe nessuno, ovviamente.


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