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Siamo stati a volte truculenti a parole, ma sempre con lo spirito provocatorio, qualche volta per sopravvivenza, e mai con animo cattivo.

Scrivevamo sui muri “Se vedi rosso spara a vista, o è un cardinale o è un comunista”, poi andavamo a dare una mano in parrocchia e con i compagni di scuola a bere in osteria.

Appendevamo cartelli del tipo “Compagni attenti! La nostra pazienza è un elastico / se si spezza per voi c’è il plastico”, ma alla fine l’esplosivo lo usarono i partigiani a via Rasella o gli anarchici anche adesso per attaccare con lo stesso stile vile e anonimo le sedi culturali di destra e rivendicare il ferimento dei poliziotti.

Godevamo a leggere le dichiarazioni di qualche mercenario che disse di non aver mai ucciso uomini, ma solo comunisti, per poi aiutare i rossi di quartiere in caso di necessità di studio o economica.

Eravamo così perché, come disse un paracadutista ad Algeri: “Abbiamo una coscienza e dei rimorsi”.

Il tempo passò, gli animi del tempo si acquietarono e la ferocia delle circostanze lontane svanì. Ma non per tutti.

Gli attacchi contro il film “Rosso Istria” dimostrano come per i comunisti nulla sia cambiato in termini di menzogna, di virulenza e di malvagità.

Un esempio per tutti è l’articolo di un cascame dell’antifascismo di nome Roberta Kersevan apparso su sito di Rifondazione Comunista il 30 novembre scorso.

La sedicente storica riesce a insultare la stessa memoria di Norma Cossetto, oltre che a delirare sui contenuti storici del film e la realtà geopolitica degli eventi.

Non mi interessa puntualizzare i contenuti dell’articoli, beceri nell’esposizione e mistificatori nella sostanza, ma voglio invece riconoscere i nostri errori e ammettere pubblicamente le nostre debolezze.

Quel paracadutista citato completava la frase concludendo: “e perderemo per colpa loro”. E così è stato. Se avessimo avuto la loro stessa spregiudicatezza, se avessimo applicato con metodo quella crudeltà della cui mancanza Stalin rimproverava direttamente Mussolini, se fossimo stati sufficientemente imbevuti di odio come continuano tuttora a dimostrare, non saremmo in questa situazione.

La coscienza ci ha offuscato la mente e ci ha impedito un adeguato esame di realtà. Avevamo sempre pensato di avere di fronte un nemico a cui doveva essere riconosciuto il valore dell’umano, mentre lo stesso nemico ci disconosceva e continua a disconoscerci la minima forma di umanità.

Questo vale non solo per i vivi, ma si perpetua anche nell’infangare i morti, nel devastare le lapidi, nell’inneggiare alla bellezza delle foibe.

Ne prendiamo atto e, se non tutti, molti di noi hanno cambiato atteggiamento. L’anti-antifascismo non può più essere considerato una prospettiva dialettica e culturale, seppure antiquata e superata, ma deve essere considerata una strategia metafisica contro il pensiero maligno, contro la menzogna nefasta, contro la malvagità ontologica.

È la lotta della luce contro le tenebre. Quel rosso che i rottami vedono all’orizzonte non è l’aurora, ma il loro tramonto; e a questo punto che le operazioni devono essere condotte da van Helsing, con quel paletto di frassino da piantare nei loro cuori, quel paletto di frassino che metaforicamente rappresenta la verità, l’onore e il coraggio, elementi a loro estranei e avversi. E che le loro ceneri siano disperse al vento, come le loro infami parole.


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