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Capita a volte nella vita di reincontrare vecchie amicizie e ricordarsi il proprio passato.

Magari passeggiando nel viale del paese d’origine oppure nella ressa di una mercato o di un centro commerciale o ancora sugli spalti allo stadio o fra i tavoli di un ristorante.

Volgi lo sguardo e all’improvviso ti ritrovi di fronte un compagno di scuola, magari delle elementari, o un complice di bagordi giovanili, un vecchio amore o un ex-collega di lavoro.

E subito c’è il momento clou, ricordare il nome altrui: aspetta, tu sei Tizio, no scusa sei Caio, anzi no ora ricordo, sei Sempronio! Giusto! Finalmente può iniziare il rito del “ti ricordi?”.

Già perché del nostro vissuto più vecchio chissà perché ci si ricorda sempre quasi tutto: le gite scolastiche, le vacanze con gli amici, la storia d’amore più insignificante, quell’ufficio in cui si stava bene e i vari colleghi erano tutti più o meno simpatici.

Dopodiché si passa a raccontarsi le vicendevoli situazioni attuali. E qui cominciano i dolori: sai, mi sono separato tre anni fa, ora ho due figli che non vedo quasi mai, sul lavoro ho problemi e anche la mia salute inizia a decadere. Ah, non dirlo a me! Con mia moglie stiamo bene, abbiamo una bella famiglia e molti nipoti, ma io ho un tumore e lei non cammina quasi più. E via così, in un cocktail di dolci amarcord passati e tristi realtà odierne.

Nei dialoghi che si susseguono ci si accorge immediatamente di come il mondo che ci circonda da sempre sia quasi inconsapevolmente cambiato.

Allora non esistevano telefonini né Facebook, però la giornata trascorreva insieme a tanti amici che non ricordi nemmeno più come facevi a contattare, mentre le serate erano fatte di chiacchierate al bar o seduti sulle panchine sottocasa e non sul pc.

Per non parlare dei passatempi o delle attività più diffuse: ieri si giocava a pallone tutto il giorno oppure si andava a fare conquiste in giro per il quartiere; oggi ci si collega alla Playstation per una partita di gruppo oppure si fanno amicizie sui social.

Gli anni passano, gli svaghi costano sempre più e poi in giro ci sono tante persone… meglio stare a casa a guardare la pay-tv o a navigare su Internet.

E così ci si ritrova ad amare i tempi andati, regolarmente mitizzati a discapito delle nefaste epoche dell’oggi.

Le crisi contribuiscono a sviluppare questo pensiero “nostalgico”.

La vita, poi, non è piacevole quasi per nessuno e tornare alle memorie del tempo che fu, della giovinezza spensierata aiuta a dimenticare per un po’ le problematiche presenti.

Già “il poeta” Virgilio fu maestro del culto delle origini, della celebrazione della tradizione perduta e della vita semplice che nel Ventunesimo Secolo, fra globalizzazione, tecnologia dominante e melting-pot non capiamo più.

Per cui ben venga ogni tanto qualche vecchio amico con cui dividere una birra a ricordare il nostro passato, a rispolverare le nostri origini e a riscoprire le nostre radici.


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