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Il 31 maggio 1944 a in Val Maira a Saretto, frazione di Acceglio, M. Juvenal, comandante 2° Regione della Francia e Dante Livio Bianco, per il CLN del Piemonte, firmarono una delle dichiarazioni più importanti della resistenza in Europa.

Il 12 maggio c’era stato un incontro preliminare al colle di Sautron, alta Valle Maira, tra rappresentanti della II divisione “Giustizia e Libertà” e della Resistenza francese, poi un secondo incontro a Barcellonette il 20 maggio a cui parteciparono Duccio Galimberti, Detto Dalmastro e Giorgio Bocca.

Per Duccio questi incontri dovevano dare forza alla comune lotta per “ristabilire la solidarietà latina” e i “PATTI DI SARETTO” ne conseguirono.
Poche righe scritte con determinazione e lungimiranza con cui le due parti:

Dando seguito a cordiali conversazioni avvenute in un quadro di mutua comprensione; esprimono, a nome delle organizzazioni che rappresentano, la soddisfazione per una ritrovata base comune di intesa; dichiarano che tra i popoli francese e italiano non vi è alcuna ragione di risentimento e di urto per il recente passato politico e militare, che impegna la responsabilità dei rispettivi governi e non quella dei popoli stessi, tutti e due vittime di regimi di oppressione e di corruzione; affermano la piena solidarietà e fraternità franco – italiana nella lotta contro il fascismo e il nazismo e contro le forze della reazione, come necessaria fase preliminare per l’instaurazione delle libertà democratiche e della giustizia sociale, in una libera comunità europea; riconoscono che anche per l’Italia, così come in Francia, la forma migliore di governo per assicurare il sostegno alle libertà democratiche e la giustizia sociale, è quella repubblicana; si accordano per impegnare le forze delle rispettive organizzazioni per il conseguimento dei fini suddetti, in uno spirito di piena intesa e su un piano di ricostruzione europea

I “PATTI DI SARETTO” affermano che la migliore forma di governo è quella repubblicana, dando per superata la monarchia, parlano di libertà democratiche, di giustizia sociale in una “Libera Comunità Europea“.

Criticati allora dagli alti comandi italiani, passarono e passano sotto traccia, ma furono un contributo sostanziale all’assetto post bellico delle relazioni italo francesi, uno degli atti fondanti delle relazioni tra Italia e Francia.

Suggerisco di tornare a “impegnare le forze….in uno spirito di piena intesa e su un piano di ricostruzione europea”, le vicissitudini attuali non lasciano altre prospettive.


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