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Trerotola e una gamba”. “Il centrosinistra fa di tutta l’erba un fascio”. “Il centrosinistra va a Trerotola”.

Sono queste alcune delle espressioni più simpatiche collegate al candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Basilicata, Carlo Trerotola.

L’ironia si è sprecata quando l’ex presidente-padrone della Basilicata, Marcello Maurizio Pittella, ha annunciato, lasciandosi andare ad un pianto liberatorio degno della scena di un film di Checco Zalone, davanti ad una platea di fedelissimi che pendono ancora dalle sue labbra, l’investitura di Carlo Trerotola alla guida di una coalizione di finti alleati.

Il nome del farmacista di Potenza ha unito il Partito democratico, i Verdi, i Socialisti (resistono ancora in Lucania), qualche simpatizzante della Bonino ed il partito dell’ex enfant prodige della sinistra italiana, Roberto Speranza.

La scelta ricaduta su Trerotola ha fatto però scappare la giornalista Carmen Lasorella, che qualche mese fa aveva annunciato la discesa in campo per dare un contributo alla sua Lucania alle prese con una inarrestabile emigrazione giovanile, corruzione e devastazioni ambientali di vario genere. L’ex mezzobusto del Tg2 è ritornata a Roma, sconvolta dagli inciuci consumatisi in alcune stanze e sale d’albergo alla periferia di Potenza.

Qual è stata la capacità di Trerotola di unire il centrosinistra in Basilicata? Essere un uomo di valori (di destra). Già, perché il dottor Trerotola proviene da una famiglia legata al Movimento sociale prima (il padre è stato tra i fondatori in Basilicata del Msi, sindaco del comune di Balvano e amico personale di Giorgio Almirante) ed Alleanza nazionale dopo.

I portavoce locali del partito di Roberto Speranza, un tempo delfino di D’Alema e Bersani, hanno definito la scelta di Trerotola la migliore possibile. Non avevano altri nomi da proporre? A quanto pare no. Analoghe prese di posizione da parte dei Verdi e del Partito socialista.

Il quadro politico in vista delle elezioni regionali del prossimo 24 marzo va delineandosi. Il centrodestra, dopo le selezioni effettuate direttamente da Berlusconi (è stato in Basilicata tre volte), ha scelto il generale a riposo della Guardia di Finanza Vito Bardi. La Lega, forte dei risultati sui territori, ha detto “signor sì!” al Sultano di Arcore, quando avrebbe potuto imporre un suo nome.

Il Movimento 5 Stelle ha iniziato la sua campagna elettorale nei 131 comuni lucani dall’agosto 2018, quando è stato individuato il candidato alla presidenza della Giunta regionale, Antonio Mattia, e già da qualche tempo con il contributo concreto dei suoi due consiglieri regionali, Gianni Leggieri e Gianni Perrino, ha proposto agli elettori il programma di governo.

Lo stesso M5S lucano, in totale solitudine, ha impugnato il decreto di indizione delle elezioni regionali previste originariamente per il 26 maggio. Ha ottenuto una vittoria storica davanti al Tar Basilicata, imponendo alla Regione, dopo la dichiarazione di illegittimità del decreto contestato, di anticipare il voto.

La vicepresidente della Regione, Flavia Franconi, in assenza di Marcello Maurizio Pittella, sospeso dall’incarico perché coinvolto in un’inchiesta sulla sanità, pensò alla fine dello scorso anno, a legislatura scaduta, di accorpare il voto regionale a quello delle europee del 26 maggio.

Il colpo di mano è stato sventato e si è affermata la legge della Repubblica italiana e non quella – presente nella testa di qualcuno – della “Repubblica delle banane”.


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