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Quando sento parlare di cultura.. metto mano alla pistola“: è una citazione erroneamente attribuita a Goebbels, ma che faccio mia in risposta all’articolo di Franco Cardini dell’11 giugno su “Avvenire”.

Il fastidio è variegato, di diverse tonalità e per svariati motivi.

Cominciamo con il fatto che ideologicamente mi è indigesto il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, a pari merito con “Famiglia Cristiana”: due organi di informazione appiattiti alle logiche aperturiste e bergogliane. Ma questo fastidio è personale e secondario.

Più irritante è il titolo dell’articolo di Cardini: “Statue abbattute e revisione storica. Tutti quei crimini che oggi incominciamo a vedere”.

È l’ennesimo atteggiamento genuflettistico di fronte alla corrente culturale omologata che deve vedere sempre la parte bianca, cattolica e conquistatrice dell’umanità come necessariamente colpevole e quindi, conseguentemente, in una condizione espiatrice da emendare e da rettificare.

È quello stato di colpevolizzazione indotta che in uno splendido saggio Alexandre Del Valle titola Il complesso occidentale. Solo un esempio per tutti, per molti altri: lo schiavismo arabo-musulmano si è protratto per milleduecento anni – ed è tuttora previsto e in molti paesi attuato sotto dissimulate condizioni – mentre quello diciamo genericamente bianco meno di tre secoli. Inoltre, un’atroce curiosità: quello bianco permetteva la riproduzione in schiavitù, mentre quello arabo-musulmano procedeva alla castrazione di massa per cancellare prove e discendenze. Tanto è vero che “lo storico Tidiane N’Diaye, antillano discendente da schiavi, ritiene che non considerare la tratta negriera musulmana un crimine contro l’umanità sia un’aberrazione”.

Tanto per essere chiari, conformisti d’avanguardia sempre pronti a correre dietro alle mode culturali più scontate e, soprattutto, per evitare astutamente le ritorsioni del politicamente corretto contro il libero pensiero.

Infine, e torno sul personale, non sopporto il Franco Cardini islamista, sempre preoccupato a difendere con elucubrazioni esegetiche i sacri testi della religione islamica. Non sopporto gli archeo-riferimenti a quando Islam e Cristianesimo mescolavano cultura e conoscenza, anche perché dotti come Avicenna e Averroè furono considerati eretici e condannati dall’Islam ufficiale. Altro che religione di pace! Non sopporto che non vengano presi in considerazione intellettuali di origine musulmana che hanno chiarito ampiamente l’idea di violenza e di conquista implicite in quella religione. Non sopporto che si neghi la pericolosità di questo attuale movimento di massa nei confronti della nostra civiltà e nella stessa fisionomia delle nazioni europee.

A dirla tutta, non sopporto proprio gli intellettuali, come gli articolisti di molte testate come quella di “Avvenire”, che passano il tempo a spulciare libri e a scartabellare saggi, “sognando sogni di altri sognatori” come cantava Gaber, e che non hanno nelle loro biografie un atto, un gesto, una posizione che sia vitale, esistenziale, ma solo rimasticature altrui, ruminazioni di pensieri derivati, surrogati di opinioni prese a prestito per giustificare la loro firma e la dovuta retribuzione.


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