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Il 28 aprile di 75 anni fa, a Dongo sul lago di Como, moriva in tragiche circostanze Alessandro Pavolini, uno dei più raffinati giornalisti della prima metà del secolo scorso.

Giornalista, intellettuale e scrittore, per essere più precisi, anche se i suoi meriti sono stati offuscati se non del tutto dimenticati per via del suo impegno politico.

La sua attività giornalistica fu precocissima: all’età di soli otto anni stampava in proprio – con l’aiuto del fratello Corrado, noto poeta – un foglio ciclostilato dal titolo La Guerra, in appoggio all’intervento italiano in Libia.

Ma Pavolini fu anche uomo d’azione. Lo dimostra il fatto che il 28 ottobre del 1922, trovandosi a Roma per sostenere alcuni esami all’università, si unì ad alcuni squadristi provenienti dalla natia Firenze per la famosa marcia.

Già in quell’epoca la sua attività intellettuale è piuttosto intensa. Così come quella politica. Ma i suoi rapporti con il Fascismo ufficiale furono sempre piuttosto difficili per non dire conflittuali. Scrisse anche alcuni romanzi, ma soprattutto collaborò con diverse riviste tra cui, per un certo tempo, a Solaria, sulla quale i suoi testi comparivano assieme a quelli di Eugenio Montale, Leone Ginzburg, Aldo Garosci, Guglielmo Alberti e Giacomo Debenedetti. Luca Baranelli dirà di lui che aveva una “penna acuminata”.

Nel 1929, appena ventiseienne, divenne federale di Firenze. In questo ruolo, aprì case del fascio nelle campagne e appoggiò raggruppamenti nei rioni urbani, incoraggiando la realizzazione di attività ricreative soprattutto di carattere sportivo e turistico. Promosse la riscoperta del calcio storico, e organizzò personalmente la partita annuale in costume, che si disputa ancora. Favorì inoltre la realizzazione dell’autostrada Firenze-Mare e della centrale Stazione di Santa Maria Novella (nella foto), due infrastrutture che ancor oggi favoriscono il legame del capoluogo toscano con il resto d’Italia. Ma soprattutto, insieme a Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano e del direttore d’orchestra Vittorio Gui, istituì il Maggio Musicale Fiorentino, una delle più importanti e longeve manifestazioni artistiche italiane, che solitamente ha luogo da fine aprile a inizio luglio di ogni anno e comprende opere liriche, concerti, balletti e spettacoli di prosa.

Il successo ottenuto, in campo culturale, rinforzato dalla sua collaborazione con Il Corriere della Sera e dalla sua partecipazione alla guerra in Etiopia, gli permise di essere nominato ministro della Cultura Popolare, carica che ricoprì dal 1939 al 1943.

Dopo il 25 luglio 1943, pur essendo stato più e più volte in disaccordo con Mussolini, decise di rimanere al suo fianco. E vi rimase da vivo come da morto.


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