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La stabilità dei giudizi sull’esecutivo desta sorpresa.

In questa considerazione di Nando Pagnoncelli di fronte ai suoi stessi sondaggi, che evidenziano una galoppata trionfale della Lega ed una buona tenuta del Movimento 5 Stelle, c’è tutta la delusione delle oligarchie italiane.

Pagnoncelli spiega che la sorpresa è dovuta al successo del governo nonostante le “forti tensioni” emerse all’interno della maggioranza e le profonde differenze tra i due elettorati.

Forse perché leforti tensioni” sono state create ad arte dai media di servizio, trasformando i normali contrasti tra partiti differenti in una speranza di caduta del governo.

Invece, nonostante lo spread, le lettere da Bruxelles e dal Quirinale, la discesa in campo dei prenditori, l’assedio mediatico quotidiano, la Lega vola oltre il 34% delle intenzioni di voto (il doppio rispetto al 4 marzo) mentre i pentastellati recuperano lo 0,2% e ritornano a sfiorare il 29%. Una tenuta del governo che, ammette Pagnoncelli, non ha precedenti dopo un analogo periodo di tempo.

E nonostante le ironie di Crozza e degli altri comici, il premier Conte piace agli italiani. Più di Salvini e Di Maio.

Qualche domanda, forse, bisognerebbe cominciare a porsela.

Soprattutto dovrebbero porsela gli altri partiti. A sinistra il Pd scende ancora, al 16,5%. Evidentemente non entusiasmano le frasette sciocche, imparate a memoria e ripetute all’infinito dai parlamentari che si presentano in tv.

E non serve nemmeno la riscoperta del pericolo fascista per rianimare LeU che precipita al 2,1%.

Gli oligarchi bobo sembrano preferire Più Europa della Bonino che balza dall’1,9 al 2,7%.

Nelle ville sul mare, negli yacht ed a Cortina e Courmayeur si può festeggiare.

Sul fronte opposto si arresta l’emorragia di consensi per Forza botulino e Fratelli della Garbatella.

Si arresta, sia chiaro, solo rispetto alle rilevazioni del mese precedente poiché il partito del liquidatore Tajani viaggia intorno all’8,7% a fronte del 14% del 4 marzo mentre per la Meloni il 2,7% attuale si confronta con il 4,3% delle politiche.

Ciò significa, in teoria, che il centro destra avrebbe i numeri per governare se fossero confermati alle eventuali elezioni politiche.

Ma un centro destra a fortissima trazione leghista e che mettesse a tacere Brunetta, Gelmini, Bernini, Mulè e Tajani.

Ovviamente si tratta solo di sondaggi, dunque la realtà può essere diversa.

Però è interessante un’altra indicazione di Pagnoncelli.

Gli elettori della Lega hanno un indice di fedeltà al loro partito che è quasi doppio rispetto agli elettori di Forza botulino.

Interessante anche la perdita di consensi del Pd nelle regioni ex rosse e dove ora è il terzo partito.

Pagnoncelli però conclude con una nota di speranza per gli oligarchi: le prossime elezioni in Lucania, Abruzzo e Sardegna potranno fornire indicazioni diverse, anche in vista delle europee.

Insomma, domani è un altro giorno..


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