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Ogni anno, nel corso delle due settimane a cavallo di ferragosto, i giornali e le reti televisive all news sono costrette ad arrampicarsi sugli specchi per riempire pagine e palinsesti.
Ci eravamo abituati ad insulse tiritere sul caldo estivo o sul gossip di questo o quel personaggio in vista, sul calciomercato o sui concerti dei big della musica. Al massimo si parlava degli sbarchi a Lampedusa: ma di quelli si parla ancora oggi.
Quest’anno invece, complice il Covid, le cose stanno ben diversamente. Il caldo torrido è tornato ad essere una cosa normale e i politici sono tutti in campagna elettorale in vista dell’election day di settembre. Va bene: qualche scandaluccio politico, come la faccenda dei contributi di 600€ ai politici con partite IVA, è saltato fuori. Ma volete mettere che cos’era Salvini al Papeete a confronto? Fiumi di inchiostro versati, dibattiti e chiacchiere da bar riversate in ogni pagina di giornale e in ogni dibattito televisivo!
Per non parlare del calcio. I tifosi non si perdono una sola partita delle coppe europee cosicchè quotidiani e tv hanno abbondante materiale su cui disquisire. Non si disputeranno le Olimpiadi, d’accordo, ma vuoi mettere con moto, Formula Uno, grandi giri ciclistici che si protrarranno fino a fine ottobre, e il campionato che riprenderà a brevissimo?
Inoltre si continua a parlare di Covid. E visto che in Italia si è ridotto a un numero di casi di poco superiore a quelli della febbre gialla, tutti a parlare di vaccini, della possibile seconda ondata, delle discoteche e delle spiagge che sono troppo piene, dei casi che aumentano in Brasile, USA, Spagna, eccetera eccetera.
Roba da perdere la testa!
E poi c’è la politica! La campagna elettorale, che coinvolge centinaia di comuni e ben sette regioni, si svolge sotto il solleone e viene ampiamente ripresa da tutti i giornalisti che non sono andati in ferie. E giù a discutere se sarà un test per il governo oppure no, con leader e leaderini (inseguiti da reporter accaldati e sudaticci) sguinzagliati per ogni dove a stringere mani ai sostenitori e a “cercare di convincere gli indecisi”.
Peccato che in questo gran turbinio di sabbia e volantini ci si dimentichi che il 20 e il 21 settembre saremo chiamati, in questo caso tutti, a confermare o rigettare la riforma costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari. Un referendum del quale si parla pochissimo e che potrebbe cambiare radicalmente il volto del sistema rappresentativo del nostro paese.
Ma il vizietto tutto giornalistico di pompare notizie insignificanti non passa mai di moda. Così, tanto per “non” cambiare si punta sull’antirazzismo. E se un deficiente scrive una frase razzista su un muro di Ivrea o se un poliziotto di Vicenza viene fotografato nell’atto di fermare un ragazzo di colore afferrandolo per il collo, ecco che il tutto viene sbattuto in prima pagina. E, nel caso del questurino vicentino, si fa il parallelo addirittura con il caso di George Floyd.
Niente paura, però. Gli Stati Uniti non sono l’Italia e viceversa. Niente rivolte di piazza. I potenziali indignati sono sotto l’ombrellone o tappati in casa con l’aria condizionata accesa.


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