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Ieri si è celebrata in Italia la giornata contro la violenza alle donne, che come recita lo slogan “non è normale”.

Tutti si stracciano le vesti a favore di questo evento mediatico… ma non ci credo.

Non credo al refrain del pregiudizio e delle discriminazione di genere, che sarebbe una delle cause del fenomeno criminoso, perché nel nostro ordinamento giuridico non vi è un solo comma di legge che favorisca gli uomini sulle donne. Anzi, negli ultimi anni la legislazione sulle “quote rose”, sugli affidi dei figli e sulla materia pensionistica è andata in senso contrario.

Così come non credo allo slogan “1 donna su 3 in Italia ha subito una violenza!”, coniato da una associazione poco trasparente ma indimostrato: se fosse realistico, vorrebbe dire che ogni maschio italiano avrebbe usato violenza almeno una volta su sua madre o sua moglie o sua figlia. Oltretutto, i dati diffusi da Istat dicono che le denunce nell’anno in corso sono state meno di 50.000, mentre qui si racconta che gli abusi sarebbero milioni!

Inoltre, non credo al reato di “femminicidio” come fattispecie a sé: se un tempo questo genere di omicidi rientrava sotto la giustificazione della motivazione passionale, oggi si intende proteggere l’intero genere femminile dal suo complementare con l’implicita supposizione che il maschio vuol sterminare l’altro solo in quanto essere femminile.

E questo rende ancora meno credibile la tesi sull’origine culturale del fenomeno: significherebbe ammettere che nelle famiglie, nelle scuole, nelle aziende, nelle palestre o in altre sedi di formazione delle coscienze personali in Italia, vi sia qualcuno che insegni ai maschi ad uccidere le donne!

Se invece si vuol intendere che la cultura prevalente da secoli nel nostro paese (ma direi in tutta Europa e nell’intero Occidente) sia maschilista e votata alla sottomissione della donna in quanto tale, penso subito alle innumerevoli opere letterarie e artistiche che da sempre hanno elevato la donna e l’amor cortese, sublime, platonico, di cui sono ricolme i musei e i palazzi storici italiani.

Oppure ricordo la tradizionale cultura famigliare ebraico-cristiana che ha sempre posto al centro del nucleo domestico la mamma.

E poi mi viene a mente il gesto di Gesù che salva la Maddalena dalla lapidazione: quello sì sarebbe stato un femminicidio vero e proprio, giustificato da una religione-cultura assai radicata, che ancora oggi sottomette la donna al dominio del maschio.

Per non parlare di simili macabri riti praticati ovunque nel mondo induista o animista, di cui ogni tanto scopriamo esempi anche in Italia.

Quindi, senza voler sottovalutare il fenomeno, cerchiamo di riportarlo alla sua reale dimensione. Che a mio modesto avviso ha a che fare con la sfera sociologica del nostro vissuto, con quei “ruoli” strutturati che da qualche decennio sono saltati del tutto in Occidente, anche grazie all’ideologia del femminismo libertario.

E in buona parte trae origini addirittura dagli aspetti più istintivi, ancestrali e antropologici dell’essere umano, più volte narrati dal mito e dalla poetica più antichi.

Uomo e donna sono paritari e senza il dovuto rispetto reciproco non potrebbero coesistere. Non è normale dipingersi la faccia col rossetto per sfruttare un dramma della modernità e propagandare una non ben specificata “nuova educazione di stato”.

Non è normale etichettare gli uomini che non rientrano nel canone desiderato come “maschi alfa” e magari sopprimerli nella culla.

Non è normale trasformare un fenomeno sociale dilagante nell’ennesimo scontro di civiltà, o di genere. In fondo, anche questa è una forma di violenza.


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